Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

Editoria ntervisRtaenauMdatignon Lascrittura dimenticata IRl enaud Matignon è critico letterario al «Figaro». ha 61 anni ed è l'ultimo dei cattivi, <\tronca Mnza pietà. ma 6empre con ottime ragioni e uno Mite ineccepibile. La 6 ua autorevolezza è ricono6ciuta, net mondo intellettuale. tanto a deMra quanto a 6ini6tra. t vero che in Francia 6i pubblicano Mmpre meno recen6ioni? Sì, credo che sia un problema di comunicazione: che le promozioni, la pubblicità abbiano finito per passare davanti alla critica. L'editore non ha più bisogno della critica per una lancio importante. Innanzitutto pubblica i suoi annunci e la critica. influenzata dal martellamento pubblicitario, finisce per parlarne. Quando esce un autore importante quindici giornali, nella stessa settimana, non pubblicano altro ..... t vero che i lettori non hanno più Uiducia nella critica letteraria? li fatto è che peggiora costantemente. I critici danno l'impressione di leggere, ogni settimana, un libro di genio - e questo sembrerebbe positivo - per la semplice ragione che sono molto legati agli autori e agli editori. Li incontrano ai cocktail a pranzo, a cena eccetera e, generalmente, sono membri di comitati di lettura degli editori, fanno pare del personale delle case editrici e quindi, per amore della vita mondana che conducono, finiscono per parlare bene o discretamente dei libri. Sovente fanno anche parte delle giurie dei premi e, essendo umani, vengono condizionati e influenzati consapevolmente o no. La 6Ua opinione 6ulla cri6i dell'editoria? Leggendo i giornali ho l'impressione che l'interesse sia rivolto piuttosto alla società e all'economia. Inoltre c'è un secondo fenomeno di abbandono della letteratura, nel senso che la maggior parte delle persone non la ama, se ne frega, la letteratura non interessa più nessuno. [ la 6Ua opinione 6ulla critica 6ott? Neoouno cerca più di vedere come è ocritto il libro. Credo che la preoccupazione per la qualità e il dibattito, anche acceoo, oulla ocrittura dovrebbero eooerela motivazione numero uno del critico. Se queoto accadeooe, la critica aooumerebbe il ruolo di un uaro luminooo che oegnala nella notte. come una opecie di oentinella, cinque o oei o dieci volte un libro intereooante, che riveli un modo di vedere il mondo e una maniera di ocriverloe che, poi, oegnali due o tre volte le impooture e i ualoivalori impooti da argomenti commerciali. Sfortunatamente non è così. Credo che in questo momento sarebbe necessario riprendere l'abitudine di interessarsi al modo in cui è scritto un libro. Nella maggior parte delle recensioni che leggo sui giornali non vedo una parola sulla costruzione •·· della frase. Non si sa se uno scrive w breve, lungo, con molti o pochi aggettivi, se scrive in maniera tradizionale oppure no. Non se ne parla. Lascrittura è scomparsa dalla preoccupazioni del critico, mentre si verifica una specie d'ossessione per l'intreccio della trama: ci sono delle mode, degli argomenti economici - certo - un po' di ambiente parigino. Hanno cercato di far andare avanti il pubblico in questo modo: di volta in volta con lo strutturalismo, il nouveau romano la nuova favola o il nuovo romanticismo, non ha funzionato, il pubblico si è disinteressato di questi libri e non si interessa più alla letteratura in genere.

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