vita alla lettura di qual.ità o lo delega. ad e6empio. allo Stato? li ruolo dell'editore ... forse non abbiamo ruolo, diciamo la funzione dell'editore è di offrire una cultura alternativa a quella dei licei e delle medie inferiori. Non possiamo sostituirci all'insegnamento della lingua e letteratura francese, che in Francia è molto carente, proponiamo un complemento, cioè la nuova letteratura, che non viene insegnata né nei licei, né nelle università. Siamo un po' il laboratorio del futuro, che prepara ciò che sarà digerito tra cinquant'anni. Tornando alla cri6i? Non se ne conoscono esattamente le ragioni. lo credo - non ho teorie e neppure ipotesi - ma credo che i movimenti, gli stacchi, siano violenti, come acqua che si accumula e precipita bruscamente. Credo che ci sia stato un modello letterario accettato per un periodo e che ora non interessa più alla gente. Ma, prima che se ne trovi un altro che sia altrettanto aggregante, abbastanza ampio da creare un movimento d'entusiasmo attorno alla letteratura.. 9 t vero che la gente non t>i bida più della critica letteraria? I critici sono abbastanza svalutati in Francia e hanno fatto il possibile per esserlo, perché si sono compromessi e anche per mancanza di talento. Diventano compiacenti e si svalutano, sisminuiscono. E: i premi letterari? I premi fanno parte del marciume del sistema. Sono completamente marci, truccati, glielo garantisco. Le vendite sono diminuite, ma la gente compra i libri premiati per automatismo. È come regalare fiori per la festa della mamma, non è una scelta letteraria, è puramente commerciale. Econtribuisce a svalutare la letteratura francese. Perché bar U6Cire,; oo libri tutti inEditoria ntervista R phaelSorin re 6ieme alla rentrée e per il premio? È come un giocatore che brucia il suo trucco. Tanto vale mettere sul mercato il massimo, forse uno ci farà recuperare sugli altri. È una corsa in avanti sfrenata, se un editore pubblica di più, gli altri fanno la stessa cosa. Noi saggiamente abbiamo fatto retromarcia. Sono sempre stato partigiano del pubblicare meno e aumentare la qualità. L'attenzione alla qualità è 6empre al primo po6to neUa ulezi.one? Non è possibile che ci siano 400 Goncourt in Francia, dunque le ragioni per le quali si pubblica un libro sono numerose: c'è la speranza di avere un premio, ci sono autori che vogliono assolutamente uscire con la rentrée letteraria. Credo che si sia riflettuto abbastanza poco sulla qualità in rapporto al pubblico, è una specie di movimento come quello degli animali in soprannumero che si buttano in mare. Chieda a un editore se è pronto a difendere ogni libro che pubblica; dirà sì, ma non avrà molti argomenti, almeno non molti confessabili. E: Flammarion? Posso dirle come ho organizzato la nostra rentrée: abbiamo limitato la quantità di libri, ho giocato su due opere prime interessanti, stiamo per ripubblicare una rivista, un buon mezzo per attrarre autori. È una tradizione nell'editoria, ogni casa importante aveva una rivista, ma una vera, non come Gallimard con «nrf», che è una falsa rivista e non serve a nulla. Poi abbiamo due autori, già affermati da Flammarion: Picouly e Ravalec. Infine un romanzo abbastanza classico e due autori giovani che hanno già pubblicato altrove. Gli ultimi due scrivono letteratura mondiale, le storie si svolgono all'estero, è un esperimento. Non penso che avremo premi letterari, perché non siamo nel giro. Le piccole editrici hanno 6peranze di 60pravvivenza? Credo che abbiano speranze molto fragili. D'altra parte, quando si vede quello che producono, sarò duro, ma penso che non meritino di vivere: pubblicano meno bene quello che già fanno le grandi case. E: i.I rapporto con le nuove tecnologie? Negli Stati Uniti c'è già una lotta tra due giganti del oettore per conquiotare il monopolio dell'acquioto dei libri attraveroo Internet. Queoto oi ovilupperà in tutto il mondo. Sarebbe la cataotrote per i librai e anche per i libri. Perchè, oecondo me, le peroone che oi oerviranno di queoto mezzo, ordineranno ooltanto un certo tipo di opere. Non avremo più il pubblico delle librerie, che paooeggia tra gli ocattali. Non vedo la dibberenza tra gli ipermercati e gli ordini 6U Internet ... Non parlavo di grande distribuzione, ma di librerie tradizionali. Penso che nuove tecnologie e colossi della vendita si uniranno e questo limiterà ulteriormente le scelte. Non credo che verranno acquistati molti libri di filosofia, su Internet ... Dunque lei non è otti.mi6ta. Internet non 6arà un buon mezzo anche di dibbu6ione di cultura? Non si può leggere veramente su uno schermo. Si può sfogliare, ma su uno schermo non è come con il libro che si prende, si tocca, si mette in tasca. Si perde il rapporto sensuale con la lettura e, per me, Internet è il contrario della sensualità.
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