asco Editoria ntervista R phael Sorin aphae/ Sorin. è direttore edioriale per la letteratura rancet.e da Flammarion. ha 54 anni. un pat.t.ato politico legato al '68 e ha iniziato a t.crivere come cronit.ta di «nera» per «LeMonde». t vero che /'editoria è i.n crit.i in Francia? Come bronteggiarla? Sento parlare di crisi ell'editoria da quando ci lavoro. Quindi niente di nuovo. Ci sono due tipi di crisi. Quella economica, che è autentica: non si tratta di un calo progressivo, ma improvviso. In effetti le crisi sono molto più violente di quello che si pensa. Quindi bisogna arantirsj,. Tocca innanzitutto la letteratura perché,a mioavviso, non ha n Ila a chefare con il marketing, no fabbrichiamoprodotti, fabbrichiamo libri, checsonotutti degli individui, dei prototipi. Non si può partire da un successoper tentare di produrre dei cloni. Ogni libro è differente, se no non si fa letteratura, ma produzione di massa,cosa che alcuni sanno fare molto bene, e non è il mio caso. Quindi siamo in una situazione un po' critica e paradossale, perché si continua un forma datata di editoria in una nuova situazione economica, alla quale bisogna adattarsi. Tra l'altro ci sono sempre meno librerie solide economicamente e librai preparati intellettualmente o moralmente. Infine, abbiamo a che fare con grandi gruppi molto selettivi e che hanno un diritto di vita o di morte sui libri che fabbrichiamo, libri di letteratura, che sono molto fragili. Quindi hanno la pot.t.ibilità di condizionare le t.celte editoria/i? Diciamo che hanno questa tentazione, ma non sono completamente folli e sannobeneche la letteratura hasempre un lato irrazionale, soggettivo. Quindi quello che ci impongono da una parte, lo correggono dall'altra, con operazioni come quella estiva della FNAC,che ha fatto uno sforzo particolare su una selezione di opere di qualità. Sanno bene che devono aiutarci a promuovere la vendita dei libri, ma conservando la qualità. Da una parte pesano sulle nostre spalle, dall'altra ci aiutano a respirare, dobbiamo abituarci gli uni agli altri. È necessario un dialogo nuovo, del tutto differente da quello che avevamo con i librai. Un dialogo più massiccio, più globale, abbiamo a che fare con un'entità enorme, che ha un peso economico favoloso. Sono le cose nuove che stiamo imparando in Francia. [ la mancanza d'autori di cui t.i parla in Francia? La Francia ha sempre avuto molti autori ma, a un certo punto, c'è stata una specie di crisi di un'intera generazione - alla quale appartengo anch'io· riguardo alla letteratura: innanzitutto l'infatuazione abbastanza generale per la politica che ha ridotto la cultura a un fatto secondario, poi - come doppio effetto negativo sulla letteratura - l'infatuazione per l'umanistica. Barthes, Lacan, Foucault, Althusser, Sartre, LéviStrauss... È seguito - come sempre - un riflusso, una nuova crisi, che ha ottenuto l'effetto contrario: tutti si sono messi a scrivere. Molta gente che oggi conta nella letteratura francese, è passata attraverso questa esperienza di politica e di scienze umane. Tutta gente che oggi ha cinquant'anni. Infine, ancora come reazione, la generazione nuova che mi interessa, quella che voglio pubblicare, che si è - al contrario - immersa completamente nella letteratura. li fatto nuovo di questa generazione è che, come un tempo ci si è dedicati alla politica e all'umanistica, oggi ci si interessa al nuovo humus culturale: rock, cinema, televisione, Internet, cd-rom. Pensi a Dantec, che si interessa anche di genetica, in altri tempi si sarebbe dedicato alla linguistica. L'editore ha un ruolo attivo nell 'in-
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