È vero. Perché ne pubblicate C06Ì tanti allora? Perché se vuole vincere una corsa è meglio avere dieci concorrenti piuttosto che uno solo. Quindi. 6Ulla cri6i. non è co6i pe66imi6ta, pen6a che la Francia - e il 6ettore editoriale come ogni altro - uaccia parte della cri6i mondial.e ... No, no, francese, non europea né mondiale, francese. È una crisi tipicamente francese, questo paese è in piena depressione nervosa. Cioè? È in atto un'autentica rivoluzione culturale. È semplice: è la prima volta dal XIX secolo che la gente sa che i propri figli vivranno meno bene è non è pronta ad assimilarlo. In più viviamo su questa bugia che si chiama Europa, questa follia collettiva di un'Europa che non ha neppure l'economia come obiettivo primario, ma la moneta. li malato morirà guarito. Lacosa è certa dalla crisi del 1974, storicamente non esiste una crisi durata 33anni, sono due generazioni. li paese tiene ancora socialmente, perché il trasferimento di denaro dei pensionati e degli anziani sui figli e i nipoti è di 110 miliardi di franchi ogni anno. Ecco la spiegazione della crisi. Lacapacità di adattamento degli italiani, ad esempio, li tiene lontani da questo crollo nervoso, l'Italia va meglio. È evidente che affronta meglio lo choc. La Francia si trova in una crisi tutta particolare e questo spiega la r reazione elettorale. t 6tato un voto punitivo. non ideologico. Cambierà le co6e? Assolutamente non ideologico, ma potrebbe cambiare le cose. C'è un livello di scoramento dovuto alla corruzione politica mai raggiunto prima e la personalità di Jospin, il suo rigore protestante, piacciono. [ darà dei po6ti di lavoro? Lagente non si aspetta tanto risultati economici, quanto un aumento di rigore morale. Perchè la situazione non è più sopportabile. Tornando all'economia e al libro, meglio la sinistra, perché la destra se ne frega. Lasinistra è sempre stata più attratta dalla cultura e gli intellettuali sono sempre andati a sinistra. Ci oono t>empre meno caoe indipendenti ed è graviooimo per il movimento del[e idee e della creatività. Credo che né i librai, né gli autori ne abbiano una coocienza precioa.
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