Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

guardare le spalle, per difendersi, grilletto caldo, da invidie e predatori. Eppure non sembra preoccupato e i colleghi rappers che cantano con lui nel disco sono convinti che farà parlare di sé per ancora molto tempo. In realtà, The Notorious B.I.G. di tempo non ne aveva più così tanto. Il 9 marzo scorso, The Notorious B.I.G., a soli 24 anni, moriva assassinato dai colpi provenienti da un'auto in corsa. Osservatori della cultura Hip-Hop tra le varie ipotesi, hanno azzardato quella della rivalità tra gang, suscitata dalla letale animosità tra la Death Row Records di Los Angeles (l'etichetta di Tupac Shakur, ucciso lo scorso settembre) e la Bad Boy Records di New York. Life After Death, insieme al precedente album, verrà attentamente analizzato alla ricerca di indizi, anche se i testi rap sono volutamente oscuri. In Notorious Thughs si cita un di una «cosidetta "grana" con tu-sai-chi», mentre Long Kiss Goodnight è una vera minaccia di morte rivolta ad un innominato rapper. Eppure Life After Death non era destinato ad essere un album-testamento; si trattava del solito «gangsta rap» commerciale: atteggiamenti e brividi da duro nella convenzionale forma adatta a quel genere di mercato. Pur spacciandosi per un album dalle profonde origini underground, in realtà mira ad un orecchio pop, prendendo in prestito riconoscibili brani di vecchie canzoni (dagli Screamin'Jay Hawkins a Diana Ross e ai Commodores) ed utilizzando morbide voci per i cori. Persino un ritornello come time far you to dieci arriva come un facile motivetto pop. Quando B.I.G. cominciò affacciarsi alla cultura hip-hop, agli inizi degli anni Novanta, il «gangsta rap» era già avviato verso l'omologazione: racconti di sparatorie e avventure sessuali espressi attraverso facili rime su orecchiabili basi musicali. Venduto come una sorta di notiziario dalla jungla urbana, in realtà sottilmente artefatto, si muoveva tra finzione e fatti, mescolando autobiografia e fantasia con i luoghi comuni sulla mafia e sui blaxploitation movie. Il «gangsta rap» non ha mancato di suscitare un'interminabib le polemica sul fatto che questo genere di musica si limiti a riflettere il machismo dal grilletto facile dei quartieri più poveri delle città o se addirittura lo inciti e lo diffonda. In ogni caso, accantonato qualsiasi dibattito di natura estetica, è certo che troppi artisti, o presunti tali, legati alla musica hip-hop sono stati vittime o perpetratori di violenza. Wallace stesso era stato più volte arrestato per aggressione; una volta se l'era persino presa_con alcuni cacciatori di autografi, inseguendoli con una mazza da baseball. Come rapper, B.I.G. non si proponeva per la sua originalità, quanto per la sua opera di «composizione» di vari elementi di diversa provenienza in una forma accettabile. Con i suoi rap ricchi di spunti comici, Wallace assomigliava più al burbero vicino di casa che al supercattivo. Ready to die, il suo album di esordio, che uscì nel 1994 vendendo 1 milione e 900 mila copie, ha riportato il gangsta rap di stile West Coast a Brooklyn. Rispetto ai colleghi californani, B.I.G. aveva meno guardie del corpo, ma dall'aspetto più truce e, a differenza di Ice Cube o Shakur, non si presentava come una vittima della sistematica oppressione razzista. The Notorious B.I.G. era un solitario e amorale imprenditore che aveva iniziato come spacciatore di crack per vincere la povertà, per poi lasciare l'attività criminale approdando al rap; certo, si divertiva, ma insisteva nel ripetere che la sua vita era in costante pericolo. In Ready to die, umorismo e cattivi presagi si miscelavano in un instabile equilibrio. Il tono era troppo terra-terra e semplicistico per giustificare pretese culturali e le storie accostavano sfacciataggine e minacce di morte. Dopo il successo di numerosi hit (tra cui Juicy un «sex rap» e Warning dai toni paranoici), B.I.G. continuò a produrre i Junior Mafia, rapper dalle rime sempre più ispirate al mondo criminale e il sex-appeal da ragazza dura di Lil'Kim. Ready to die si chiudeva con il suicidio di B.I.G. che però , in Life After Death, dopo il suono piatto e continuo di un monitor d'ospedale, si risveglia dall'incubo e si appresta a sparare un

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==