Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

P ierre Drachlin è direttore editoriale di Le cherche midi da diveroi anni. Si tratta di una cctoamedio-piccola, 60 libri ali 'anno. economica mente piuttooto blorida. All'inizio puntava oull'umoriomo: teoti e bumetti, una collezione di antologie di poeoia, poi ha dato vita a una collana di otaria contemporanea e a una di letteratura. Si parla di crioi dell'editoria. in Francia, mentre bioriocono piccoli editori provinciali e Parigi è meno protagoniota .. Si definiscono provinciali, hanno la sede in provincia per ricevere finanziamenti dalle Regioni, ma gli uffici sono a Parigi. È un bidone. Nella. mia ingenuità credevo a un'autentica rinaocita della provincia ... Facciamo l'esempio di Actes sud, è editore ad Arles e ha gli uffici a Parigi. Bisogna essere chiari, tutto si fa a Parigi, mentre in Italia l'editoria è molto decentrata e Milano è più importante di Roma. Da una parte è molto decentrata. dall'altra lei oaprà certamente che è in atto da anni un tentativo di monopolizzazione. Il panorama francese non è molto differente. Ci sono due gruppi: Les presses de la Cité, che appartiene alla Compagnie générale des eaux, e Hachette, che appartiene a Matra, cioè Lagardère. I due, dal mio punto di vista, rappresentano il 75/78 percento dell'editoria francese; Gallimard e SeuiI sono dei grandi intellettualmente, ma economicamente dei piccoli. Ci sono sempre meno case indipendenti ed è Editoria ntervista PierreDrachlin re gravissimo per il movimento delle idee e della creatività. Credo che né i librai, né gli autori ne abbiano una coscienza precisa. Il giorno in cui tutto sarà ipercentralizzato, rimarranno due editori, qualche succursale e il rapporto di forze sarà estremamente sbilanciato. Si parla anche di para66itiomo: una piccola editrice trova un buon autore. il grande editore lo compra e la piccola ci guadagna .. Non è assolutamente così, inevitabilmente è l'autore che cambia casa. Scrittori che pensano di essere serviti meglio dal punto di vista editoriale e soprattutto finanziario. È possibile, è anche logico, è tristemente umano, forse non sono all'altezza della loro opera ... Accanto a.l probl.ema dei monopoli c'è quello delle grandi dititribuzioni che condizionano le ocelte editoriali con acquioti ma66icci. Potrebbero eliminare gli autori meno acce66ibili al grande pubbli.co Il problema non si pone in quei termini, in Francia ci sono tre reti di distribuzione più o meno equivalenti: la prima è quella dei librai tradizionali, FNACcomprese; seconda rete, gli ipermercati; terza rete, quelli che chiamiamo i piccoli punti di vendita, cioè le edicole. Sovente, nelle piccole città, le edicole sono in situazione di quasi monopolio. È evidente che un'opera prima, oppure un romanzo puramente letterario, tirato in 3/ 4.000 esemplari, esce soltanto nelle librerie, dai veri librai. Ese in seguito il romanzo viene notato dalla stampa e inizia a essere venduto, automaticamente gli ipermercati ne decreteranno il pieno successo. Questo è accaduto a molti autori. Il vero problema è nella testa degli editori ed è di voler fare assolutamente dei prodotti - non dei libri - adatti a passare immediatamente negli ipermercati. Che, quindi. hanno un potere torte nei confrronti degli editori. Hanno un potere d'attrazione. Alcune case fanno libri che saranno venduti soltanto negli ipermercati. Queoto pu.ò modibicare le linee editoriali? No, non credo. Siamo comunque all'interno di un sistema che vive su una situazione di fatto che nessuno può o ha voglia di rivedere: l'office. Cioè i librai ricevono i volumi e

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