A /ain Caron è il titolare poco più che quarantenne della Librairie page 189. Parigi, Faubourg S.Antoine. quartiere Baotille. Quindi zona di migrazione degli intellettuali e popolare al tempo ote660. La libreria non è grande. ma la 6Celta dei generi è vaota ed e6auriente. Caron è un libraio vecchio 6tile, benché giovane. di quelli che 6eguono i clienti dalle elementari all'univer6ità, li con1,igliano, inotaurano un rapporto per1,onale ed è tra i bondatori di un'a66ociazione che ha l'obi.etti.va qua1,i banta1,cientibico di wlvare la pe/.lealle piccole e medie librerie. Sembra che anche la Francia viva una 1,ituazione di qua1,i monopolio editoriale. Il punto di viota del libraio? Anche in Francia si sente dire che il libro è un prodotto. Cercano di venderci quest'idea. Non so come resistano i librai italiani, qui si sta tentando. Faccio parte di un movimento appena costituito · ta AlainCaron r che si chiama INITIAL e raggruppa, per il momento, una ventina di librai su tutto il territorio nazionale che hanno soprattutto una preoccupazione qualitativa. L'obiettivo è di porre l'accento su nuovi scrittori, fare dossier letterari, cose che sono state un po' dimenticate. Diciamo che non si parlerà di Aragon o di Malraux perché è l'anno dedicato a loro, perché tutto oggi funziona così e il peggio è che ricade sul deposito. Si vende Malraux. quando dicono alla gente di comprarlo. Un cliente molto in anticipo o molto in ritardo rispetto alla letteratura, che voglia leggere, per esempio, Vieille France di Roger Martin du Gard, lo troverà soltanto in Pléiade. li percorso del lettore ormai è questione di stock, l'editore ora fa i conti e si dice: «ritiro questo libro dal catalogo perché ho una domanda insufficiente, una riedizione in 1000 copie non mi interessa, ci perdo». Quanto al monopolio abbiamo Hachette che è Matra-Lagardère e Lespresses de ili la cité. C'è una tendenza generalizzata alla monopolizzazione: le idee che funzionano vengono acquistate dai grandi editori, ci sono plagi di idee di piccoli editori. Tra queote vicende intricate, l'editoria in Francia tunziona o no? Noi librai siamo messi a confronto con due cose: l'editore, con il quale in genere va tutto bene e una quantità di intermediari. Tra questi - in particolare - i distributori, che gestiscono il denaro. Quindi c'è un doppio discorso: come fare un lavoro di qualità, di difesa della buona scrittura e mediare con la questione economica. Qui l'editore sparisce e ci si trova di fronte al contabile, che vuole che i libri siano venduti in due mesi. Se no il conto è chiuso, cioè non si possono più vendere i libri della casa ad esempio Gallimard o Denòel, se non è stata saldata la fattura. Allora poco importa che si venda la biografia di B.B. oppure poesia...c'è il contabile. Quindi il libraio si trova incastrato. In Francia c'è questo sistema che si chiama office: paghiamo i libri entro due mesi, dopo tre iniziano le rese e ne restano nove per renderli tutti ed essere rimborsati. Quindi ci troviamo ad anticipare grosse somme di denaro per libri che si vendono male e che magari sono molti buoni, ma hanno bisogno di più di due mesi di libreria. Siete coMretti a un di1,cor60 commerciale piuttooto che culturale. In realtà da anni non abbiamo più scelta, il discorso commerciale è sempre più coercitivo. Un tempo il rappresentante ammansiva il contabile, puntando sul discorso qualitativo. Oggi il contabile ha potere di vita o di morte sulla libreria. Quindi dobbiamo vendere autori di qualità oppure opere che vanno via facilmente? In questo caso si partecipa al massacro, si tagliano degli alberi e non si
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==