/ poeSia I alla ca6erma dei carabinieri; che raccontaMe d'eMere caduto. Che6olamente dieci giorni prima un giovane di Ceva era 6cappato l'avevano ripre6o dopo poco e tucilato dentro la Mazione . per dare e6empio in taccia ai 6uoi compagni.» Tavio 6'era na6co6to quella notte nel primo bo6co tuori Farigliano per pre6entar6i la mattina dopo. Tornavano di notte verM ca6a Piera piangeva e Tilde la calmava «vedrai Piera non lo tucileranno». O@o «La6ettimana dell'otto 6ettembre abbiamo cotto il pane cinque volte per darlo da mangiare agli 6bandati quel poco di tarina che avevamo che a noi baMava giuMo per l'inverno. Noi vivevamo a ca6a tre 6orelle con i mariti da tre anni in guerra da tare andare tutta la campagna e tre vecchi ammalati da cudire. Non puoi tarti un'idea di quei giorni 6cappavano da tutte le ca6erme, ti entravano in cortile a braccia alzate, la maggior parte erano del 6ud chiedevano del pane in italiano.» L'otto 6ettembre del quarantatre quando l'Italia aveva peno tutto nelle caMrme piene di 6oldati la radio ripeteva che Badoglio aveva con6egnato l'armiMizio; gli uomini chiedevano che tare la radio ripeteva di reMare e «attendere degli ordini dal Re». ILre Vittorio tmanuele III «vile» era 6cappato quello MeMo giorno. Nelle ca6erme piene di 6oldati la voce cominciava a circolare di 6mettere le armi e di 6cappare per tutti, in tretta, di 6cappare a ca6a perché i Tede6chi avrebbero 6parato, perché la patria noMra era perduta e che i Tede6chi avrebbero occupato. «Cen'erano tede6chi dappertutto i noMri, gli 6bandati, eran 6Cappati con la divi6a da 60ldati addOMO chiedevano veMiti per cambiar6i avevano il terrore d'eMer pre6i e tucilati come di6ertori, chiedevano veMiti dopo il pane. Noi avevamo tre mariti in guerra da qualche parte 6per6i per il mondo Mavan cercando di tornare a ca6a; Co6apotevi tare di diver6o? prima dar via i veMiti da lavoro poi, troppi continuavano a arrivare e allora abbiamo regalato tutto, tutti i veMiti dei noMri mariti piegati negli armadi da due anni. Andavano a cambiar6i nella Malla buttavano nel tomo le divi6e % tante che il pane aveva pre6o guMo». La 6ettimana dell'otto 6ettembre più di mezzo milione di Italiani turano ra6trellati dai Tede6chi per eMer tucilati 6Ul momento o deportati ai campi di Merminio. L'otto 6ettembre del quarantatre quando l'Italia aveva per6o tut"!o e non 6i erano ancora radunati gli eroi Mraccioni del noM~o _ri6~atto i noMri, i miei tratelli partigiani. «Lamaggior parte erano del 6Ud a piedi non potevano tornare c'erano troppi ri6chi d'eMer pre6i, volevano 6apere da che parte ci toMe il mare, toMe la Liguria cercavano un paMaggio in una Miva, tornare a ca6a rivedere i 6uoi. Noi per incamminarli ver6o il mare gli moMravamo dietro la ca6cina dove paMava un palo della luce che avevano piantato due anni prima: era la linea Genova Torino ci avevano 6piegato gli operai. SeguiMero quei pali della luce viaggiaMero di notte per i bo6chi, e mai tar6i tentare dalle Mrade che erano piene per l'amore di Dio di militi ta6ci6ti e di tede6chi. All'ultimo, me lo ricordo ancora, non avevamo più niente da dargli per riveMirlo e gli ho dovuto dare la veMe delle nozze del mio Nino; me lo ricordo come toMe adeMo in quel completo che gli andava largo l'abbiamo incamminato lungo i Mli che 6i voltava ancora a 6alutarci rideva rivoltando6i le braghe.»
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