Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

/ poeSia j OO o Sono U6citi tinita la tunzione 6i 6ono avviati in6ieme ver6o ca6a tagliati dentro gli abiti da teMa tutta la contentezza in un Mrri6o ver6o la ca6a tuori dal pae6e dove il 6ole è luce torte della neve. O~o Tilde magra vedova reMata 6ola deve aver cono6ciuto anche per poco l'amore dei due corpi e degli odori: aprir6i te6a per la6ciare entrare la 6pinta imbarazzata del 6uo uomo dei tiati, delle mani, dei veMiti, del tremito del cuore in abbandono, il letto peMo e morbido al mattino. f, mentre il pomeriggio viene 6era, 6entire ri6alire il de6iderio che Nino ancora le 6aliMe 6opra già meno gotto e già più padrone di 6é, di lei, di loro tenendole la nuca con due mani. f, chi 6a 6e per lei 6ia Mato un dono poter dire «l'ho avuto e 60 co6 'è queMo mio tiore io l'ho dato a te» in6ieme col tormento del ricordo come di un colpo che ta ancora male che le rinviene a 6era che 6i 6veMe di 6chiena nello 6pecchio per 6éMla, nel geMo delle gambe di piegar6i per chiudeni e coprir6i del lenzuolo? Illlllo 6e avete pen6ato ai prati 6e avete pen6ato ai tari delle noMre automobili 6Uquelle Mrade di colmo al cielo 6e avete pen6ato al buio anche cielo di qui anche cielo atte6o cielo della cre6cita di tieno cielo incavo lontano; al vento 6e avete pen6ato curvando al bordo di erbe re6iMenti e longilinee trala6ciate 6C0Mead o6cillare di tronte al tondo notte del creato 0330 Certi ri6vegli il cielo era nebbio6o, certi ri6vegli il cielo era vicino. Quei loro primi me6i da 6po6ati dei giorni di lavoro le mattine 6embravano lunghiMime e leggere nei paMi dalla Malta a dentro ca6a 6oltanto per guardarla cucinare. Dopo 6ei me6i che erano 6po6ati, Nino è partito per il tronte greco: Tilde l'ha accompagnato allo Mradone «chi aveva un tiglio giovane, un marito 6apeva che l'avrebbero chiamato». Si 6ono 6alutati in una Mretta 6enza parole, terma, tinché lui 6i è 6ciolto lentamente, 6i è voltato. L'furopa era coperta dalla guerra l'Italia c'era entrata l'anno prima contenti di allear6i coi tede6chi convinti di 6partir6i la vittoria. I tede6chi erano i nazi6ti i naziMi era volere Mrappare di ca6a deportare denudare; volere vedere Mri6ciare larve; 6olo alla bine volere Merminare ebrei zingari omo6eMuali minorati teMimoni di Geova comuniMi. L'Italia era alleata dei naziMi «noi 6apevamo niente della guerra, termavano la macchina in pae6e nel bitto della gente dopo meMa con le camice nere cinque o 6ei 6ul predellino, in piedi, il più gerarca «che il duce aveva vinto, aveva tatto» urlava le vittorie dell'Italia.» Nel giugno quarantuno quando Nino era partito per il tronte greco l'Italia non aveva vinto niente: aveva già aggredito Francia e Grecia 6enza riu6cire ad avanzare un metro, non toMe che i tede6chi al poMo noMro 6Uondavano coi loro carrarmati. «Quei giorni ripetevano che in Grecia l'Italia aveva vinto da due me6i che chi partiva adeMo era beato andava a comandare, a Mare bene.

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