j poeSia j dei corpi che ci hanno preceduto) quando cercando i wldi nella bor6a «Fammi il piacere di comprarmi il pane» dal bor6ellino le cadde un ritaglio piegato e ripiegato di giornale; per non tarla chinare lo raccol6i 6e lo ripre6e, lo rimi6e in bor6a, ma poi contu6a e come ormai 6COperta volle che lo guardaMi e lo leggeMi «Specchio dei tempi» poMa dei lettori "la voce di noi vedove di RuMia» 6criveva una 6ignora 6ettantenne "ormai non Ma a 6entirla più neMuno 6embra per6ino che vi dia taMidio». E:ppure quella donna di6perata chiedeva 6olamente intormazioni 6Uquel piccolo aumento di pen6ione "che ci han promeMo 6arà già 6ei me6i» non proteMava non commemorava. «Vergogna»ha detto Tilde «èuna mi6eria quel che ci dà lo Stato tutti i me6i». Aver per6o la vita ed attaccar6i a un ritaglio di giornale per reliquia, a un aumento di pen6ione per ri6catto. i• Su cinquanta 6eimila contadini 6ono tornati in tutto ventimila «a6pettavamo noi cia6cuno il 6UO uno per ca6a da me6i tutti avevano capito che la guerra di RuMia era perduta i primi li ricordo come adeMo ai primi 6ono andata a domandare 6eNino l'aveMero incontrato, dove? 6e Nino MeMe ritornando a ca6a. Stavan 6eduti 6enza dire niente in ca6a con la giacca accanto al tuoco me li ricordo i tre di Murazzano i 6oli tre tornati daU'Armir». Quarantamila morti non 6on tanti nell'intero macello della guerra, ma eran tutti gli uomini di qui. «cia6CUnO il 6UOuno per tamiglia.» <85o Per anni, per almeno quindici anni, i giornali han continuato a raccontare, notizia pittore6ca e commovente, la Moria di un wldato ritornato che aveva ritrovato la memoria «Han cominciato a dire che nel bianco del ghiaccio e della neve 6i perdeva memoria di ca6a e la parola, che 15'eranoper6i muti come beMie». Co6'èMata l'immen6a ritirata chi cade cade chi va avanti paMa 6ette ottocento chilometri di marce tra6cinati atterriti ver6o oveM ver6o ca6a a taMoni per aprini a mano un varco nell'accerchiamento. «Tede6chi, quei baMardi, eran 6cappati» il treddo Merminato e la tatica tener6i Mretti per non reMar wli: non 6i riparano nemmeno più dalla mitraglia degli aeroplani che paMano e ripaMano 6parando, dalle incur6ioni dei 6oldati ruMi: chi cade cade chi va avanti vive tino al proMimo aMalto della morte tìnché avrà armi o non avrà ribrezzo di u{agellare la tiumana inerme. >Jo Hllo di loro 6on le cupole dipinte celeMe acquo6o di 6antuari tre6chi colpiti dal 6ole a mezzogiorno che 6egna a terra le 6ue righe calde entrando da 6piragli 6utticienti a ricordare in quegli interni 6curi, a cercare di capire all'ottertorio 6e quell'ombra improvvi6a ch'è tra6cor6a 6ia una prima nuvola di grandine «Io ero al punto che non 6ai 6perare che Nino toMe vivo in qualche poMo rinchiu6o in un o6pizio mezzo 6cemo, magari adeMo con un nome ruMo oppure per6ino 6po6ato ruMo con i tigli ruMi. Nino taceva ridere era il più bel ragazzo della leva; m'aveva pre6o a me perché diceva che non gli Mavo attorno come le altre "mi piaci perché Mai tuori dal mazzo". Ricordo che eravamo già moro6i domenica 6embrava che la piazza il cerchio degli uomini e i ragazzi toMero lì per a6pettare lui "15enzadi Nino non comincia niente" Mudiandolo da parte mi pen6avo. » Tilde non dice invece che quel giorno ai primi di Novembre, San Martino
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