Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

I poeSia I Ciaran CarJon da: CaveQQuidDici ano, e L i ricono6cerai dalle Polaroid, che rendono lo 6pazio comprew tra i loro occhi immen6urabile. Sta' attento alle cimici da intercettazione, oMia alle pile micro6copiche dei loro orologi digitali. Sii certo di diMinguere la 6iniMra dalla deMra, 6appi 6Uche lato della Mrada camminare. Seuno ti 6i terma accanto, e ti invita nel turgone degli 6gomberi, non entrare. PrendereMi parte ad un tra6loco altrui. PotreMi diventare componente della mobilia, 6protondato in una vecchia poltrona. Co6a,queMa, 6gradita. Gradito è lo zerbino che non ha 6critte 6Udi 6é. Le parole non parlano torte come le azioni, 6pecie quando è di6inneMata la 6icura. Sii cauto, qualora 6crivano con verbo6ità, perché niente di quel che dici va mai per6o, è invece 606pe6onel vuoto Mellato di tanta6matiche galaMie, a 6pirale, di volute del pollice. Le tue impronte digitali 6ono ovunque. Sii paranoico. tftome 6econdi nati dalla cova di minuti da incrinature \l. marmorizzate di uova di Pa6qua, il becco embrionale che ci Ma dentro becca: annui6ce come un raccontatore agitato che narri Morie Mrane di tordi betteggiatori e Mruzzi, di buMe e cera per 6ottitti, no: ceralacca che ti ri6calda il pollice 6opra di eMa impreMo. QueMo 6piraleggiante autograto non te l'ha chieMo neMuno; le tue impronte digitali già erano racchiu6e negli archivi. Cui

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