Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

• u1racConfol W1&:ft©1!' Eroieev Z~co Slava Nato a Mooca nel 1947, laureato in tilologia preooo l'univeroità di Mooca, a cauoa della oua collaborazione con la riviota Metropol viene eopuloo dall'unione degli ocrittori nel 1979, in cui viene riammeooo oolo con l'arrivo di Gorbacev. t autore del romanzo «La bella di Mooca» e «La vita con un'idiota», da cui ha tratto il libretto per un'opera muoicata da Altred Schnittke IRl agazzol Sehai una nonna, se non è ancora morta, falle male! Rompile un braccio, strappale a morsi il capezzolo appassito. Così insegnava lo zio Slava. Così,solo così. Comportati solo così. Strappa a morsi e sputa. Pfuh! Quell'estate la nonna era sparita. Con tutto il cuore le ho urlato: maledetta nonna! Implorando il perdono caddi a terra, singhiozzavo. Lei non perdonava. Con tragici avvertimenti fu chiamato papà. La nonna esigeva vendetta. Vicino c'era un centro abitato dai cosmonauti del domani. Un certo Gagarin ancora sconosciuto al mondo di notte guardava le stelle e i soldi di carta erano così grandi che facilmente anche un adulto poteva pulircisi il sedere. li luogo era meraviglioso, semplicemente meraviglioso. Alte betulle, prati rigogliosi. Eramolto piacevole scendere al grande stagno con l'erba che arrivava fino alle ginocchia. Ricordo l'attesa della punizione, l'espressione terrorizzata del viso; ecco, ora ....ora, le guance paralizzate, il rumore già nelle orecchie. Ma papà non mi picchiava. Non so con che cosa cucinassero il cibo nella vicina dacia, quella dello zio Slava,ma noi friggevamo con il cherosene. La nonna non si fidava della cucina elettrica perchè l'elettricità aveva la peculiarità di sparire. Il cherosene lentamente scivolava nel passato, ma il fornello a petrolio no, quest'ultimo doFoto di Krzysztof Pawela. a neri Traduzionedi ChiaraMariani minava la vita e qualsiasi altra suppellettile, simile al copricapo di un vescovo in cui si intravedeva un occhietto allegro, simile ad un forno quando bruciavano i morti. L'olio schizzava, i pezzi di salame fritti saltavano e si piegavano diventando simili a delle orecchie. Con voce soave la nonna intonava in giardino: A ta-a-a-vola-a-a! lo ero in giardino: magro, con la testa grossa a forma di uovo, addormentato. lo non ero ancora lo né ero inconsapevole dell'Io. lo-non-lo aveva circa 13 anni, esaurito dalla solitudine. Da qualche parte nel parco risuonava una musica. Sentivo l'angoscia della vita che passae scorre via. Sedevo su una montagnetta di sabbia simile ad una montagnetta di sterco, rassegnato e volentieri giocavo al trenino. Era un trenino di fabbricazione nazionale, orribile e così resistente che la locomotiva la buttai via dopo che mi fui sposato. Oppure leggevo fino a diventare scemo. Grazie all'impietosa solitudine mi stavo trasformando in un giovane istruito. L'assoluta mancanza di amici mi spinse a fare la conoscenza dello zio Slava. All'inizio non osavo chiamarlo zio Slava. Ledace dei diplomatici erano una donazione dello Stato e gli steccati tra l'una e l'altra non erano previste. Ci lavavamo in cucina, tra le pentole e le farfalle notturne, nel catino. Oppure sulla veranda. Non avevo mai voglia di lavarmi i piedi prima di

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