Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

è coaì. Il <Sonno intimoriace ogni co~a Tutto e tutti . «Quando dorme, non è così superficiale, così rivolta all'esterno. Le zampe della vita che formano e modellano; la branca che spiana, pressa e preme; il peso delle circostanze; la vita di per sé, non possono farle nulla, quando dorme. Ècosì. Il sonno intimorisce ogni cosa. Tutto e tutti.» «Berta! Ma cosa stai facendo?» Il grido di Wilhelm dalla stanza da bagno Berta lo percepì quasi a conferma dell'esattezza di quanto aveva osservato. A quell'urlo la Piccola Berta era comparsa accanto alla madre e, con il naso arricciato e gli angoli della bocca piegati in segno di disprezzo, aveva stabilito bruscamente, e quasi con tono lievemente imperioso: «Tunon li hai certo tutti. Il papà ha bisogno del vestito. Allora daglielo» «Sì,sì», disse Berta e dopo una pausa un po' più lunga. «Il papà ha bisogno del vestito? Ebbene, eccolo. Ha le sue ragioni.» Si lasciò sfilare il vestito dal braccio, non trasalì neppure quando la Piccola Berta, prima di correre dal papà con il vestito, le mostrò la lingua in tutto il suo splendore, con una smorfia che più larga non si poteva. Wilhelm, già in uniforme di servizio, diede a Berta un colpetto sulle spalle, rise del suo sorriso alla Wilhelm che aveva sempre pronto per simili occasioni, ed era fatto secondo una ricetta messa insieme con tanto amore e fantasia che Berta si sentì subito piena di comprensione, immersa nella forza di gravità della situazione, annuì in senso affermativo e disse: «Eallora va bene. Devi sbrigarti se vuoi arrivare in tempo. Vai, Wilhelm, vai. Qui ho ancora qualcosa da sistemare». «Quando ritorno, parleremo insieme di tutto, non è vero?» Berta annuì, gettando un'occhiata pensosa al berretto da chauffeur di Wilhelm: «Èproprio un'uniforme elegante. Ti sta così bene», e e si volse verso il cassetto. «Èmeglio che io non ti trattenga», aggiunse, e Wilhelm, prima di lasciare l'appartamento numero 12, nella casa della Allerseelengasse numero 13, andò in cucina, per salutare Rudolf e la Piccola Berta con un bacio sulla fronte. Berta gettò un'occhiata pensosa al dipinto con la Madonna, sospirò e ritornò in cucina, dove Rudolf e la piccola Berta rigiravano svogliati il cibo nei piatti, e presero atto del suo ingresso con facce che mostravano tutto il malumore. «Lacamicia da notte ti sta bene in viso», disse Berta alla Piccola Berta, e pensò al mantello azzurro, fluttuante del quadro che ritraeva la Madonna. la Piccola Berta tacque. Rudolf tacque. Lacena si trascinava a stento; i tentativi di Berta per rischiarare quei volti incupirono ancor più l'espressione di Rudolf e della Piccola Berta: «Tutto sommato. In qualche modo, è stata o no una gita da ricordare?» Silenzio. «Vi è piaciuto qualcosa? Forse la macchina nuova? O quelle belle rose?Avete visto tutte quelle belle rose?» Silenzio. Berta piegò la testa verso Rudolf come se non ci sentisse bene: «Cos'haidetto?» Per un attimo rimase in ascolto tutta concentrata, poi si volse alla Piccola Berta, e le chiese: «Osei stata tu dire qualcosa?» Silenzio. Dopo aver meditato un po' su cos'altro potesse dire ancora, Berta scosse le spalle e si alzò in piedi. «Ebbene.Ormai è ora.» Rudolf annuì con aria di conferma, abbassò tutta la testa e misurò sua madre con uno sguardo tra il critico e il ri- .. _e en&ò flessivo. Da <<DiSechwerkraft derVerhaltnisse>> Traduzionedi RiccardaNovello azzurro, tLuttuante del quadro che ritraeva la madonna ... la piccola Berta tacque. Rudoti tacque. La cena &itra&cinavaa &tento

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