Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

• [11 ra,Conlo Eni'"""''"'" Gaia/e I imbecille, pensò Freddy. Qualche volta basta un piccolo gesto per riparare ...Cara mia, disse dentro di sé e poi a voce alta: «Sonopronta a fare tutto quello che mi dice». Ma il medico pensava a qualcos'altro, e lei ritornò di nuovo al vetro e venne assorbita dalla sua lucentezza. Oggi ho voglia di un hamburger con patate fritte le venne in mente. Subito sentì il bisogno di masticare, era presa dalla fame, voleva delle patatine fritte subito, ora, immediatamente. Tra poco le viscere avrebbero gorgogliato e il medico per gentilezza avrebbe fatto finta di non sentire. Dalla strada provenivano rumori confusi, urla di clacson, voci di persone che si salutavano dal marciapiede opposto. O forse era colpa della sua immaginazione? A quest'ora ormai il traffico era diminuito. Faceva freddo. Era tardi e i termosifoni dovevano essere ormai spenti. Improvvisamente le sue mani cominciarono a tremare. Si lasciò andare all'indietro sulla poltrona e si strinse nelle braccia. Cosa le succedeva? Era inspiegabile, perché un momento prima stava veramente bene, quasi assopita in questa stanza silenziosa che era anche sua. Senzapoterlo controllare lo spasimo si trasmetteva alle ginocchia. Guardò il medico cercando di sorridere. «Chetempo fa, lassù, fra le nuvole?» domandò lui scherzoso. Aveva intuito la sua agitazione. «Dove corre il tuo pensiero?» disse ancora con tenerezza e si curvò sulla scrivania verso di lei. Automaticamente Freddy si ritrasse. Senzamotivo il medico prese la cartella in mano e di nuovo si chinò come se volesse mostrarle qualcosa. Ma non c'era niente di nuovo in quella cartella. Tutto era stato inutilmente ripetuto mille volte. Imbarazzato cominciò a spiegarle questa nuova cura, un cocktail di farmaci efficaci che erano ancora allo stadio sperimentale. «Asettembre comunicheremo i primi risultati in un convegno a Wellington» concluse. Wellington o Brisbane? Cosa le aveva detto? Lo ascoltava distratta, non si poteva concentrare. Il tremore se n'era andato lasciandole le membra intorpidite . Osservò le sue labbra che erano carnose e screpolate. L'immagine di lui a letto le ritornò in mente. Un'immagine attraente e ripugnante. Che cosa c'entrava l'Oceano Pacifico con la sua malattia? La logorrea del medico la rincretiniva. Parlava incessantemente della sua fede nella scienza, degli enormi progressi della medicina contemporanea, dicome un breve intervento ad un convegno può capovolgere risultati medici e diagnosi di anni e salvare centinaia di vite ... Parlava, parlava ... Leparole scorrevano parallelamente al suo intorpidimento. «I convegni si svolgono sempre in posti esotici?» domandò senza ironia. Lui scoss_ela testa. I suoi occhi erano di nuovo umidi. «Farò ciò che mi dice» mormorò e gli offrì un altro fazzoletto di carta. Lui aprì il fazzoletto e si soffiò il naso contro voglia. Freddy non reagì. Per la prima volta anziché essere contenta, si irritò al messaggio del medico. Perché farle un segnale così grossolano? Il fazzoletto era destinato agli occhi che continuavano a lacrimare. Invece ci aveva soffiato dentro il naso, sonoramente. Bah, il Giuda!, inorridì Freddy, perché comprese subito il segnale. Vecchio maniaco ... Di nuovo qualcosa aveva rovinato l'armonia. La stanza era diventata piccola. Freddy guardò il medico con disprezzo. Ma lui neanche adesso si pulì gli occhi. Sembrava attendere qualcosa da lei. Me li sta presentando come uova al tegamino, pensò sicura del prossimo movimento. Ma si sbagliava. Con l'ostinazione di un mulo il medico si soffiò nuovamente il naso in faccia a lei. Questa visita deve finire qui, decise. Guardò in fretta la propria immagine nel vetro per farsi forza. «Farò ciò che mi dice» sospirò un'altra volta e lo colse nell'atto di infilare il fazzoletto sporco dentro la tasca. Voleva andarsene via. Ormai era sera, forse notte. Probabilmente i negozi avevano chiuso da qualche ora. Non aveva fatto in tempo a comprare niente per cena. «Non la voglio trattenere oltre, dottore» disse con finta cortesia. «Ah, Freddy, Freddy ...» fece lui scherzosamene con lo stesso tono falso. Ledisse che si sarebbe assentato per quindici giorni per un convegno. Avrebbe portato anche la moglie con sé? si chiese Freddy. Ledisse che nel frattempo si aspettava molto da lei. li suo organismo avrebbe dovuto disintossicarsi e riposarsi, così da essere pronto ad accettare la nuova cura. Sembrava avesse ritrovato il suo buonumore. Si alzarono contemporaneamente. Lui corse ad aprirle la porta. Mentre le passava davanti le disse con vivacità: «Asettembre comunicheremo i primi risultati, non lo dimentichi» e lo vide mordersi le labbra. Ha temuto che mi rendessi conto che sono una cavia, pensò Freddy e mentre avanzava si voltò a guardarlo con aria noncurante. Ma era ancora inquieto, forse aveva paura di fare un'altra gaffe. «Avrà molti effetti collaterali?» chiese come una brava allieva. li medico si fermò a metà del corridoio e la guardò con diffidenza. «Non è che mi importi, domando per curiosità. ..» Lui tentò di dire qualcosa. «Verrà anche sua moglie al convegno?» lo anticipò con voce tremante. Laguardò sorpreso.«Cosa le passa per la testa?» mormorò. Freddy stava in equilibrio su un piede e guardava il tappeto con impertinenza. Si chiedeva dove fossero le tracce di cenere e aveva di nuovo voglia di fumare. Ma lui si era arrabbiato. «Ti proibisco di pensare che ti uso per le mie comunicazioni scientifiche» gridò e mentre parlava la sua voce si ammorbidì. Per la prima volta le aveva dato del tu. «Possofumare?» domandò Freddy. Le fece cenno di sì. Pensò che forse avrebbe dovuto offrirgliene una. Ma si era fatto tardi. Con la sigaretta accesa avanzò verso il vestibolo e si fermò. ''Lamia segretaria è in permesso, oggi», disse il medico raggiungendola. «Tanto non ho bisogno di ricevuta» rise lei voltandogli le spalle. Avrebbe voluto dirgli che i soldi non portano la felicità o

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