• j11 fac:Conlo foi &lim/rnb Gaia/e I Vide una iigura di iouetto <Staccar<Sida un vi<Solargo e triangolare. qualunque co<Sa iaccia,i miei capelli <Sonoun'elmo, borbotto tra <Sè ~a!0!0@f1Dlfil@ l JP)ff@JP)ffa@ af!iJù/[/@@sgJaf «Si..»sospirò il medico. «Per farle capire, l'anno scorso aveva fatto un millepiedi con la criniera di cavallo e un musetto di gatto, un regalo per l'anniversario del matrimonio. Lo ricordo ancora, indeciso sull'uscio di casa con in mano l'enorme millepiedi di zucchero e farina gialla. Avevamo gente, degli invitati, e lo guardavano con curiosità, era un ragazzo timido ... Lo chiamava cavalgatto, era grande così» disse allargando le braccia. «Viveva da solo?» domandò Freddy. Non le rispose. Spostava i diversi oggetti della scrivania riordinandoli rispetto ad una linea retta mentale che partiva dall'abbottonatura del camice. Aveva una grossa pancia e la camicia a righe si vedeva attraverso le asole tirate. «Chemale le ha fatto il Natale?» domandò con tenerezza e prendendo il calamaio cominciò a riempire la stilografica con mano ferma. «Non e' una obiezione ideologica ...»cercò di spiegarsi Freddy, «mami dà fastidio questa felicità obbligatoria». Sapeva di dire sciocchezze ma continuò con ritmo terribilmente lento come se le vocali le si incollassero in bocca. «Mi vengono i brividi all'idea che dobbiamo essere tutti agghindati, tutti amore e baci. sprizzare felicità ...» «Dunque, Freddy» l'interruppe il medico riponendo il calamaio al suo posto. «Cisono questi dati clinici. Econosciamo il loro sviluppo. Ma l'essere umano è un prodotto del fortuito. Le regole hanno delle eccezioni. Seoggi, 8 dicembre, lei decidesse, questa volta responsabilmente ... ripeto responsabilmente ... ». Lapredica l'annoiava. Fin dall'inizio aveva provato simpatia per il medico proprio per il motivo contrario, perché era diverso dalla frotta di medici che l'aveva seguita fin dall'inizio della sua malattia. Le piaceva il tono basso e moderato con cui presentava le situazioni più difficili e lo sguardo che rivelava sincerità e immediatezza. La piega pedante che stava prendendo la conversazione le provocò un senso di malessere che solo una sigaretta avrebbe potuto alleviare. «Unmomento ... » lo sentì dire mentre usciva dalla stanza. Si accese subito una sigaretta. Alla prima boccata si sentì meglio. Emise il fumo molto lentamente fra le dita. L'indice e il medio della mano destra erano completamente gialli. Accavallò le gambe e si chinò a osservare se stessa nel vetro. Vide una figura di folletto staccarsi da un viso largo e triangolare. Qualunque cosa faccia, i miei capelli sono come un elmo, borbottò tra sé fissando la propria immagine. Avrebbe potuto essere peggio, pensò ancora e, con la cenere calda della sigaretta nel cavo della mano, si alzò per cercare un portacenere. Nell'anticamera non c'era nessuno. Le luci erano tutte accese. Lo stretto divano e le sedie imbottite di velluto erano disposte simmetricamente intorno ad un tavolo basso con alcune riviste. Sotto la stoffa rossa i piedi incisi dei mobili aspettavano con le grinfie lucide. Freddy aspirò profondamente alcune tirate avanzando in fretta tra i mobili. Era invasa da una sorta di eccitamento. Non era solo il fatto che il posto sembrasse disabitato, ma il sospetto che fosse destinato a rimaner tale. Per un momento udi il rantolo dell'ascensore che saliva con fatica dai piani inferiori e si fermava, e poi la porta aprirsi con un calcio. Ma non ne uscì nessuno. Tutto era tranquillo. molto tranquillo. Il suo orecchio creava da solo i rumori. «Cercava forse di scappare?» chiese il medico e il suo riso echeggiò fresco e irreale. Veniva dall'altro lato dell'appartamento e attraversava il corridoio con una cartella stretta sopra la grossa pancia. Lì in fondo potrebbe essere la sua abitazione. pensò Freddy. Schiacciò la sigaretta con la scarpa e la tirò verso la porta prima che lui si avvicinasse. Scossela mano. la cenere si era attaccata come sabbia. Lo seguiva mentre avanzava verso di lei guardandola con assurda affettuosità. Con le spalle appoggiate sul divano, strofinò il palmo della mano sul velluto e per una frazione di secondo le passò per la mente l'immagine della moglie di lui che si chinava triste sulla macchia e piangeva. «Ecco,questa è la sua prima cartella!» le disse con allegria. Sembrava che gli fosse capitato qualcosa di molto divertente in quei pochi minuti. «Allora era ancora bambina'» continuò, con ~ lo stesso tono gioviale e. sfiorandole le spalle, la spinse legger- .... mente verso la stanza. Inspiegabilmente la rabbia le salì in gola. Prese la borsa tra le braccia e si sedette goffamente nella poltrona. Lui aspettava davanti a lei immobile come sempre. Ah no! questa volta non te lo faccio il favore, disse tra sé Freddy. Voltò con ostentazione le spalle verso la finestra. Non guarderò il vetro, non te la darò vinta. Lui aspettava ancora sfogliando indifferente la sua cartella. Sembrava sicuro che lei avrebbe ceduto e ciò la rendeva ancora più nervosa. Ma il tempo passava e nessuno ancora aveva cambiato posto. Come sarà il riflesso della mia gobba sulla scena del vetro? si domandò Freddy senza volerlo. Forse avrò la lordosi? Oppure due gobbe come il caiale? Tutto ciò era assurdo. Pur rodendosi dalla curiosità, non si voltò a guardare e rimase ferma al suo posto. A poco a poco sentì la rabbia sgonfiarsi, lasciandole il cervello stanco e vuoto. li suo corpo, scomposto e bloccato in quella ridicola posizione, chiedeva qualcosa con ostinazione. Perché la rabbia adesso era indirizzata contro di lei. Mise di nascosto la
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