Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

«Cirrosi» rispose «il suo fegato si prepara a scoppiare». Adesso la osservava tranquillamente dietro le lenti spesse. Giocherellò un po' col fermacarte e continuò scandendo le sillabe. «C'èriuscita, piccola mia. Ci ha messo un po' di tempo, ma c'è riuscita". Non c'era nessuna ironia nelle sue parole. «Maaveva detto ...» la voce si spense. li medico sembrava aver perduto ogni interesse e lei pensò che sarebbe stato inutile cercare di attirare la sua attenzione. Una quiete assoluta regnava nello studio. Era uno dei motivi che rendevano così piacevoli tali visite. Tutto era ordinato e pulito e allo stesso tempo fresco, emanava una sensazione non effimera di freschezza. Ma soprattutto era un luogo caldo e questo piaceva a Freddy. li mondo esterno si fermava dietro la bassa finestra gialla ed il paziente, sprofondandosi in una logora poltroncina di velluto di fronte al medico, poteva, abbassando leggermente la testa e piegandosi a sinistra, vedere tutta la scena dello studio concentrarsi nel riflesso sul vetro come in una sfera magica. Così si era chinata Freddy quel pomeriggio quando era andata lì per la prima volta ed aveva visto il suo corpo rimpicciolirsi e il viso ingrandire a dismisura divorando tutta la scena. Meravigliata, aveva guardato dentro le pupille dei propri occhi dove il microcosmo del vetro prendeva vita e spariva immediatamente. Ce l'aveva portata per forza sua madre e davanti alla porta dello studio avevano litigato.«Perché vuoi che mi frughi ancora un altro dottore» aveva chiesto Freddy tremando. Senzarispondere la madre aveva suonato il campanello ed erano passate nell'anticamera senza guardarsi. Da allora ne era trascorso di tempo. Adesso lei era più pallida, le mani le tremavano di più. Inoltre il medico era ingrassato di almeno otto chili. Nonostante quella prima volta fosse estate e ci fosse luce fino alle nove- nove e mezza, Freddy, entrando nello studio, aveva avuto la sensazione che fosse già sera equesto inconsapevolmente l'aveva fatta rilassare. Così cominciò a provare simpatia per lo studio e per il medico e da quel momento in poi, a tutti gli appuntamenti successivi, ogni volta che lui le chiudeva la porta alle spalle e le rimaneva di fronte in piedi in attesa che si sedesse per prima, si creava come un vuoto di tempo. Pochi secondi di ritardo, forse immaginario, che segnavano l'inizio di un rituale straordinariamente piacevole. Non appena si sedeva in poltrona, Freddy si curvava piegando le spalle e guardava se stessa nel vetro. Questo era il secondo segnale. Nel frattempo il medico esaminava attentamente la cartella clinica. Poi sollevava un poco la testa, volgeva lo sguardo verso di lei e cominciava a parlarle. Aveva così inizio la visita. Ma il fatto che rimanesse sempre silenzioso per tutto il tempo in cui lei salutava la propria immagine sul vetro, confermava la loro complicità come in un loro codice segreto. «Mi stia a sentire ...»diceva il medico «proveremo una nuova terapia. E' ancora allo stadio sperimentale, tuttavia ho la speranza..». Lavoce si ruppe bruscamente e lui guardò sovrappensiero il fermacarte tra le dita. «Mi stia a sentire, Freddy .. A, riprese con difficoltà. «Sabene che la scadenza è al massimo di cinque anni. Sepotessimo fermarlo prima ... Certo, i dati sono questi. Purtroppo, nel suo caso, bastano e avanzano, ma se...».Alzò la testa e i loro occhi si incontrarono. «Mia bella, purtroppo è così..."» le disse cercando di sorridere. Sembrava rattristato. Lei avrebbe voluto dirgli che non importava, che era rimasta ugualmente contenta delle visite nello studio e della sua compagnia, e che quel che è stato è stato, non valeva la pena di rovinare il pomeriggio. «Cosafarà a Natale?» gli domandò per cambiare discorso. li suo programma era vago. Una coppia di amici lo aveva invitato insieme con la moglie nella villa di Cortina, ma non sapeva se si sarebbe liberato dell'ospedale. «Odio il Natale» dichiarò Freddy con voce secca. Non la sentì. Le parlò del giovane che si era suicidato quel pomeriggio. Un caso disperato ... Due anni prima aveva aperto un piccolo negozio in un paese dell'Umbria e riparava ombrelli. Ma in realtà era disoccupato. L'università? L'aveva abbandonata. Oh, se fosse vissuto suo padre, il professor Capocaccia, il terrore della Facoltà di medicina ... Un'altra volta gli era venuta la mania di modellare piccoli animali di zucchero. Li vendeva, la maggior parte delle volte li regalava. Erano animali di sua invenzione, fantastici. Dopo un ultimo tentativo di suicidio aveva abbandonato anche quell'occupazione. Poi di nuovo, all'improvviso, aveva cominciato ad interessarsi solo di animali di grandi di- S mensioni. Lupi con le corna, muccocertole, caiali .. Per ognuno ci volevano almeno due mesi di lavoro ... «Caiali?»lo interruppe Freddy. Le parlò del giovane che &i era &uicidato ... un ca&odi&perato... Due anni prima aveva aperto un piccolo negozio in un pae&edell'umbria e riparava ombrelli

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