Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

un carattere ossessivo nel suo misto di esacerbata esasperazione e di costrizione. La risposta conteneva già in sé gli elementi fondamentali di quella che viene definita !'«azione positiva» e per la quale all'istituzione non si chiedeva, per realizzarla, altro che il solo sostegno necessario: quello economico o, più concretamente detto, i soldi. Stando all'evidenza di questo insoluto veniva da chiedersi quale altro compito spettasse alla politica di pari opportunità se non quello di elargire a chi tutto sommato sapeva già fin troppo bene cosa fare, l'unica opportunità che sia degna, all'interno del nostro sistema, di essere chiamata tale: il guadagno. Le risposte alla domanda del questionario infatti, riproponevano, nella maggioranza dei casi, quelle domande che il sistema economico nel quale viviamo coattamente ci induce a formulare, quelle stesse domande che, molto probabilmente, ciascuna di noi in cuor suo pone e ripone nella speranza che prima o poi il sogno si avveri. Ma che cosa, dentro questa domanda, è desiderio o cosa è esigenza? Probabilmente ci troveremmo di fronte all'incapacità di rintracciare le spinte propulsive della personale lotta della sopravvivenza e, ancora di più, a constatare la mancanza di riferimenti utili ad indagare la natura, il senso delle proprie aspirazioni. Domande così poste risultano in realtà evasive, retoriche rispetto all'unico oggetto che questa società propone come soddisfacimento pieno del desiderio. L'unica pari opportunità infatti immediatamente comprensibile a tutti e tutte è quella economica. Tutto quello che copre l'evidenza di questa necessità primaria manifesta la falsità di chi pur sapendo bene come stanno le cose ostenta ipocritamente ingenuità. Ma, ci chiediamo, c'è bisogno di disquisire intorno a questa evidenza? È necessario chiedere ad una persona rachitica, nuda, ammalata: «di che cosa hai bisogno»? È utile elaborare «percorsi di consapevolezza» attraverso i quali donne e uomini vengono nutriti dell'illusione di poter incidere in qualche misura sui processi di distribuzione delle ricchezza e dei poteri, oppure questi desideri di «bene»e di «giustizia» sono proprio quel vero che Simone Weil dice essere quasi necessariamente falso? Ese così è quale può essere !'«azione positiva»? Qualche tempo fa ho incontrato una donna che sapevo aver cominciato da poco a lavorare dopo molti anni di vita domestica mal patita. Pensavo di trovarla soddisfatta della «conquista» e sono rimasta stupita quando mi ha detto che sperava di essere licenziata perché «non ce la faceva più ...». Viene da chiedersi immediatamente per quale ragione non avesse deciso lei stessa di licenziarsi. .. e se siano più seri i rischi della dipendenza o quelli della emancipazione coatta. Ma dove abita, di fronte alle contraddizioni della vita, la consapevolezza di sé?Qual è il rapporto tra persona e sistemi organizzati? Eall'interno del sistema nel quale viviamo, qual è il luogo politico delle pari opportunità? Ci sembra che quella delle pari opportunità sia un'istituzione pubblica per sua natura aperta alla ricerca di pratiche politiche intenzionate a valorizzare quanto è rimasto escluso, emarginato o ignorato dalla cultura realizzata e quindi a sostenere una progettualità animata dall'ispirazione a sperimentare una coscienza più vigile, più attenta ad accogliere la vivente e contraddittoria complessità. Lastessa che intride il suo stesso paradosso: «esserenel luogo del potere - come scrive Bia Sarasini - e non averne in realtà nessuno». Marta, una bambina di 8 anni molto partecipe al lavoro che in questi ultimi mesi ha condotto alla creazione di MonteVeglio Osservazioni, di fronte alle mie inquietudini di adulta così mi incoraggiava: «Non ti preoccupare, so io come fare .. Sopra la porta di ingresso dovete mettere un cartello con scritto: "chi ha la forza di diventare capo può entrare qua dentro; ma non un capo che comanda gli altri, capo di se stesso"». La forza di diventare capo... capo di se stesso. Ma da dove viene questa forza? Quale esigenza sostiene? Educare significa letteralmente «trarre fuori». L'agire educativo si propone di indagare e di sostenere le esigenze che, in quanto tali, si distinguono dai desideri per la loro sostanzialità, per il loro permanere anche sotto il fuoco incessante delle provocazioni che violentemente costringono ad abdicare in favore del sistema che produce ed impone il desiderio. Ma questo permanere non è assolutamente scontato e difficilmente può essere perseguito senza il sostegno che di una pratica nella quale può compiersi l'opportunità reale di passare, nel corso della propria vita, dalla percezione del vissuto alla comprensione dell'esperienza. L'autorità di divenire capi di se stessi. L'opportunità di sperimentare la propria forza e di praticarla politicamente. Nel lavoro con i bambini e le bambine sconcerta la forza con la quale le connessioni più complicate vengono espresse in una unità immediata, senza preoccupazioni giustificatorie. Che cosa si può dire ad una bambina che si disegna come nella figura qui accanto? Oppure ad un bambino che esprime un uomo e una donna che fanno l'amore come nella figura introduttiva? Laverità è che non c'è proprio niente da dire, l'unica opportunità, per lui o lei e per chi ci lavora insieme è quella di mantenere viva questa percezione perché divenga, attraverso l'attenzione su quanto sperimentato e sulle forme del suo esprimersi, un nucleo di consapevolezza che è l'identità piena, responsabile, autorevole. A Quando si lavora sulle premesse, siano esse teoriche o vi- w venti non c'è bisogno di inventare nulla: le cose sono tutte presenti solo in attesa che qualcuno le legga e le agisca politicamente. L'identità e la sua propria opportunità sono già tutte lì. li problema è che in molti casi non se ne acquisisce mai coscienza, tanto che a un certo punto si dimentica persino di vivere e si scambia la sopravvivenza per vita. Che importa a quel punto porsi il problema, con tutto quello che comporta, dell'essere maschi o femmine, donne o uomini? li diritto al lavoro, a una retribuzione che prescinda dal proprio sesso, ad una pari dignità sociale, alla tutela del proprio corpo e alla salute psichica, all'interno di un percorso educativo, non sono allora diritti da rivendicare in caso di necessità ma costituiscono una base di consapevolezza che è l'identità stessa e l'opportunità di affermarla responsabilmente.

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