• Il IP ro b te ~ria e memoria I una impossibile disumanizzazione attraverso la rappresentazione dell'esperienza di una realtà disumana. In questo libro, che SarahKofman non ha esitato a definire più volte «sublime»,si traccia il quadro al presente di una umanità che i nazisti tentano di snaturare alla radice, di ridurre a cruda materialità corporale, negandole una storia passata - la quale nel libro esiste solo attraverso pochi e improvvisi lampi di interruzione - e proiettandola in un futuro inevitabilmente spaventoso. li particolare uso dei tempi verbali prevalente nel libro è a questo riguardo molto significativo: generalmente poco utilizzati il passato e passato prossimo, il ritmo narrativo è sostenuto dal gioco continuo tra presente e imperfetto, ma, con effetto ancor più stridente, tra presente e futuro. Volendo ricondurre i due libri a categorie e dibattiti recenti, si potrebbe infatti dire che, mentre nell'uno è presente un orientamento «habermasiano», nell'altro risuonano prorompenti le abbaglianti intuizioni sulla filosofia dell'hitlerismo di Levinas, che probabilmente Antelme non conosceva ancora. Seil racconto di Sequesto è un uomo si svolge in prevalenza al presente, come d'altra parte anche Lanotte di Elie Wiesel, Levi incornicia la propria ricostruzione tra un capitolo iniziale(// viaggio) e uno finale (Storia di dieci giorni), dove l'azione è già un evento trascorso, una storia che si può ormai scrivere quasi tutta al passato remoto, laddove l'intero libro è una ferita che non si rimargina, permanentemente aperta nella memoria del narratore. Dal secondo capitolo in avanti (Sul fondo), dal momento in cui i deportati giungono ad Auschwitz, la narrazione si fa presente, rendendo così visibilissimo un impedimento della lingua, quasi connaturato alla grammatica, l'impossibilità di allontanare in un tempo distante le vicende che vengono descritte. È il presente della scritta in tedesco sulla cancellata all'ingresso del campo che condizionerà il presente in italiano di tutti i capitoli successivi: «li viaggio non durò che una ventina di minuti. Poi l'autocarro si è fermato, e si è vista una grande porta, e sopra una scritta vivamente illuminata (il suo ricordo ancora mi percuote nei sogni): Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi»15. Dal canto suo, ad esasperare l'effetto di narrazione delirante, in Antelme anche in un brano di poche righe è possibile riscontrare molti tempi diversi che convivono insieme, con una prevalenza di presente e futuro. li risultato è una sorta di racconto visionario dove il presente è un avvenire che si sovrappone continuamente al passato prossimo e all'imperfetto: «Siera incominciato a parlare e il peso della trave non lo si sentiva più. Ci si illudeva perfino che ricominciare subito dopo la zuppa o l'indomani non sarebbe stato poi così duro. Pensiamo anche che questa sera in chiesa ci si potrà parlare. Lo si crede veramente. Invece basterà tra poco una ragione qualsiasi (come per esempio una trave troppo piccola per essere portata in tre) perché ci si separi e non ci si riconosca più. Ognuno ha parlato per se stesso, per mostrarsi le ricchezze di allora, visto che dette ad alta voce le si vedono meglio. Questa sera si aspetterà talmente la zuppa davanti allo sportello che anche se saremo vicini forse, non ci parleremo»16. Il brano prosegue per altre sette righe nelle quali i verbi sono tutti rigorosamente al futuro; dopo uno spazio bianco, il racconto del lavoro dei deportati che guardano passare un treno riprende al presente per circa una pagina, poi improvvisamente, una lunga serie di imperfetti fa esplodere il ricordo della propria casa («io ero qui e a casamia dormivano»), una memoria annebbiata e confusa («Dormivano bene mentre io ero qui; viceversa, forse ieri sera parlavano di me mentre io dormivo»), dove i confini tra lì e qui, allora e adesso, sfumano, evidenziati da un nuovo cambiamento al presente, e subito dopo al futuro. Ladiversa utilizzazione dei tempi nei due libri rivela non solo la presenza di modalità contrastanti di concepire l'esperienza della memoria, ma una visione diametralmente opposta di valutare l'importanza degli elementi di discontinuità nella rappresentazione storica. Nonostante Auschwitz, l'illuminista Levi rimane fermamente convinto nel progresso della ragione umana e in una storia che si svolge in forma lineare. Con i suoi numerosi interventi pubblici e i suoi libri, attraverso l'infaticabile attività di testimone, Levi si è battuto per tutta la vita per un ideale illuministico e razionale dell'essere umano, consapevole che i tentativi di
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