E PRIMO LEVI e ara Edda,ecco finalmente la ristampa del libro di della Shoahmeno schematica di quella corrente, meno Antelme di cui tanto spessoabbiamo pariato negli televisiva e «spielberghiana»2 . Inoltre, il confronto sommario anni scorsi! Eancora una volta ecco che, agli finisce per danneggiare in primo luogo Levi stessoe non interrogativi sulle diverse traduzioni ed edizioni italiane, si contribuisce ad alleggerire l'intollerabile atmosfera di vera e aggiungono le riserve con cui da sempre il libr.o. _è_.sa..t_to._,_ __ Qro ria a-storica sacralizzazioneche circonda la sua figura, accolto nel nostro paese;anche se, per fortuna, possiamo diffusa a dismisura nell'anno del decennale della morte, e il contare sull'entusiasmo di un recensore come Domenico cui significato ultimo avrebbe profondamente addolorato lo Scarpa1 • scrittore torinese. li quale per tutta la vita (e insieme a lui Ci siamo spessodette che una diversa valutazione de La molti reduci dai campi che hanno scritto sulla deportazione) specieumana non è soltanto indispensabile per fare giustizia non ha fatto altro che ripetere quanto l'esperienza della dell'indiscutibile eccezionalità di quest'opera, ma sopratutto Shoahfosse unica e diversa per ciascuno e ciascuna, al punto per sottrarla al destino che l'ha accompagnata nel nostro da rendere impossibile che qualcuno ne parlasse anche a paese: l'accostamento acritico con Se questo è un uomo, nome di altri, ricordando anche quanto dolorosamente invariabilmente caratterizzato da un giudizio colmo di sentita da parte dei sopravvissuti era la convinzione di dover distinguo e risolto con una immancabile sentenza riduttiva di rimanere per sempre costretti a un ineliminabile senso di fronte alla indiscussasuperiorità di Levi. solitudine. Ecosì, la contrapposizione tra Levi e Antelme, Inutile sottolineare quanto tale lettura sia superficiale e oltre a un ingiustificato ridimensionamento della eccezionale miope nei confronti di questi due straordinari testimoni, scrittura del francese, anziché innalzare Levi ai vertici di una come anche dei loro libri, altrettanto straordinari pur gloriosa unicità, lo condanna al tormento eterno di un essendocosì differenti: il paragone acritico non serve infatti a isolamento ancora più assoluto di quello sperimentato in conoscerli meglio e tantomeno a ragionare sul significato vita3. profondo di scritture e di esistenzecosì diverse; non serve Per evitare le trappole di questo gioco crudele, è forse più soprattutto a far comprendere quanto tutte e due siano utile prendere in considerazione la maniera con cui si indispensabili ai fini di una rappresentazione dell'esperienza potrebbe ben altrimenti valorizzare la profonda diversità tra i
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