Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

e II IP [O b te ~~ria e memoria I <-< neU I odio nazfafcain. on re I è razionaHtà: è un odio dll.ie non è in noi, è fuod deU1uomo"'> delle relazioni intellettuali» 8 . Questa è l'immagine di un'intellettuale, di un'artista e di una donna che personalmente preferisco, e che vorrei prevalesse sull'altra, dotata del potere conferito dal successo. Per questo, restituendo ad Antelme quel che gli è dovuto, viene tolta a Marguerite Duras quell'autorità a cui allude Casese di cui né lei né·noi abbiamo bisogno. Del resto, Paola, neppure noi siamo tanto ingenue, e tu soprattutto diffidi ogni tanto della «monumentalizzazione» che i partecipanti al gruppo della rue Saint-Benoft hanno sapientemente edificato di se stessi e del loro pensiero. Ma tuttavia cerchiamo di prenderla per il verso giusto, per quel che di autenticamente umano vi circola e ci insegna, e quanto all'amico Cases,speriamo di averlo convinto. Che risulti nella storia letteraria e culturale l'importanza di queste figure - eterodosse rispetto al marxismo, alla psicanalisi, all'esistenzialismo, e poi al maoismo di Te! Quel - è una scommessache credo valga la pena di tentare. Torno poi alla mia esperienza didattica con La specie umana, per dar conto brevemente di un'altra serie di errori su Robert Ante Ime, che ora possono fortunatamente essere corretti. li primo e stato mio ed è durato a lungo. Confrontando la prima traduzione italiana del '54con la seconda del '69 (eseguita questa volta da Ginetta Vittorini) e con la seconda - riveduta e corretta - francese del '57, avevo notato notevoli differenze. Nell'impossibilità di consultare la prima edizione francese del '47, ero arrivata alla conclusione che le differenze fra due edizioni italiane dovessero ricalcare fedelmente quelle fra le due edizioni francesi, e che anzi proprio le correzioni e le aggiunte sulla seconda edizione francese avessero reso necessaria la nuova versione italiana. Immaginavo quindi un improbabile Robert Antelme che, a dieci anni di distanza, rimette mano al suo testo e vi inserisce nuovi ricordi, nuove riflessioni. Improbabile, appunto, se si pensa che Antelme non scrisse più nulla dopo La specie umana e ne parlò il meno possibile. Infatti le cose non stavano così. Solo pochi mesi fa ho potuto consultare a Parigi la prima edizione, che differisce assai poco dalla seconda. Mi sono quindi trovata di fronte all'evidenza che la prima edizione italiana è da intendersi come ridotta, e solo ora, grazie al prezioso articolo di Scarpa, apprendo che i tagli sarebbero stati operati dallo stesso Antelme, o almeno che gli furono chiesti all'ultimo momento dall'amico Vittorini in una lettera del febbraio 1954. li secondo errore che vorrei segnalare è nella traduzione, e continua ad esserci anche nell'ultima edizione del '97, che riprende (credo in toto) quella di Ginetta Vittorini del '69. Non è l'unico, e non posso sapere se si trovasse anche nella versione precedente perché rientra in un consistente gruppo di pagine (per l'esattezza da 207 a 236dell'edizione '97) «tagliate» nell'edizione del '54. Leggendo in francese questo gruppo di pagine, ero rimasta molto colpita allora da una frase in particolare: «M. -L. A. Morte, squelette, rasée». È l'unico punto nel testo dove ritorna l'ombra, il nome, della sorella morta, che è presente già nella dedica, sulla prima pagina del libro, prima ancora della breve prefazione dell'autore: «Amia sorella Marie-Louise, deportata, morta in Germania», e la ritengo una presenza molto significativa. Sfortunatamente nella traduzione italiana questa allusione diventa incomprensibile. li contesto è quello del venerdì

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