Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

somiglianza con l'esuberanza di una mania acuta. Drogati di velocità, figure da cartellone cinematografico ... Non ammiriamo neanche la bellezza: ammiriamo solo la sua traduzione. In ogni strada si vedono ragazzenon meno meravigliose della attrici-volto dei film. Ogni ufficio a ora di pranzo vomita giovanotti di bell'aspetto quanto i vuoti personaggi dei film. Stupidi come una Mary Pickford o un Rodolfo Valentino. Nessuno scherzo è mai sortito da Hollywood. Quel povero sciocco di Segrave... 9 Non si chiudono nelle stupide angustie dell'ossequio, ma negli ancora più stupidi spazi aperti dalla vanità. Non posseggono altro status al di sopra del dandysmo e della vanagloria, se non il cattivo gusto della temerarietà e le altezze della spavalderia (vanità, impudenza). Sprecano le loro vite da non eroi r 'saggio d r ma da animali; come quelli inciampano nel pericolo, questi inciampano nel caco. La sola codardia sembra una virtù quanto il coraggio è nascosto sotto tutto ciò. (così profanato) [sic! Eccetto i tedeschi e i russi, nessuno è stato per ora capace di immettere qualcosa di simile all'arte nel cinema. Lì non è possibile la quadratura del cerchio. Si sarà notata, ritornando in conclusione ancora per un attimo a Pirandello, le quasi letterale coincidenza fra il «conduttore di macchinari [divenuto] a sua volta una semplice leva biotica. una sorta di dispositivo di partenza montato ad un motore» di questo frammento pessoano. e la «mano che gira la manovella» del Serafino Gubbio. Le analogie fra il romanzo pirandelliano e questo scritto di Pessoanon si fermano qui: se è vero che «l'intuizione-base» del romanzo riguarda «il mutamento prospettico Drogati di velocità, t[gure da cartellone cinematograuico ... Non ammiriamo neanche la bellezza: ammiriamo oolo la oua traduzione. indotto nell'uomo moderno dall'avvento della macchina e, quindi, della velocità» 10 , va sottolineato che - stando ai frammenti pervenutici - la parte conclusiva dell'Erostratus avrebbe innestato questo stesso problema sul tema centrale del saggio". Senzapoi contare che la polemica sull'industrializzazione della civiltà moderna e lo stravolgimento di tempi e modi di vita legato alla velocità dei tempi di produzione, a scapito dell'arte, sarà uno dei temi centrali - collegato alla «morte del teatro» - de I giganti della montagna. I giochi sono aperti ...

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