Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

a o dimentica le premesse epistemologiche, retoriche, antimetafisiche ed ermeneutiche provenienti dai dibattiti decostruttivi e post-strutturalisti di ieri. In Italia esistono perfino cattedre universitarie di teoria della letteratura ma la forte tradizione locale degli studi filologici, formalisti, semiotici e sociologici ha fatto si che gli stimoli d'oltre oceano venissero pressoché ignorati. Mi si assicura addirittura che molto discutibilmente .r saggio «Quelli che rimproverano la teoria della letteratura di trascurare la realtà sociale e storica (cioè ideologica) non fanno altro che manifestare la paura che le loro mistificazioni ideologiche vengano messe in luce proprio dagli strumenti che stanno cercando di screditare. Insomma, sono dei miseri lettori dell'Ideologia tedesca». Si può affermare in conclusione che i migliori risultati d'oltre oceano hanno contribuito a problematizzare ... La oenoazione di eooere oul limitare, oulla ooglia, come al crepuocolo del moderno e intravedere un alba incerta che conoerva ancora qualcooa dell'ora precedente, la luce calante del giorno prima, come in un'immagine otereoocopica. Queoto è il tempo e il luogo, il cronotopo che occupiamo ... una importante casa editrice italiana non permette a tutt'oggi la traduzione dei libri di Paul de Man, per via delle sue simpatie giornalistiche giovanili per i tedeschi occupanti il Belgio, una polemica non molto dissimile da quella sull'Heidegger del Discorso del rettorato e dintorni. Una maggiore apertura critica in Italia sarebbe auspicabile, anche nei dipartimenti di italianistica e comparatistica. De Man stesso nel 1980 ricordava all'interno di un discorso di denuncia della «resistenza alla teoria ... di fatto una resistenza alla lettura»: il postmoderno e il suo racconto spogliandolo del mero carattere di periodizzazione storica e dandogli una potenzialità interpretativa notevole, una freschezza critica fatta di «provvisori e intrattabili punti di partenza in ogni sforzo investigativo; complicità [tra] la critica [donna] - come-soggetto ... e l'oggetto della sua critica; l'enfasi sulla "storia" e sull'etico-politico come "traccia" di quella complicità - la prova che non abitiamo uno spazio critico chiaramente definito e libero da tali tracce; e infine il riconoscimento che il proprio discorso non è mai adeguato al suo esempio» (Gayatry Spivak, 1981). li senso del mio personale contributo al dibattito sul postmoderno aveva ed ha tuttora come obbiettivi un criticismo fatto di tensione ermeneutica in tutte le direzioni e di gioco memoriale e intertestuale, mentre davanti all'orizzonte epocale si opta per un'apertura-disponibilità al tempo, una «antologia del presente, una antologia di noi stessi... dell'attualità» (Foucault) che non significa affatto arrendevolezza ali' anything goes o a un irresponsabile elogio dell'esistente ma lavoro vigile all'interno della modernità declinante, né tanto meno per l'apocalitticismo e l'irrazionalismo di maniera così tipico della fine secolo. A questo proposito il recente suicidio di massadella setta californiana «Heaven's Gate» non è stato che G un cocktail-archetipo di tendenze contemporanee in circolazione nella cultura di massa, un caso tipico di studio da parte di cui turai studies neanche sofisticatissimi, e certo non l'ultimo a verificarsi. L'informatissimo libro di Ceserani è un'utile guida alle varie voci della vulgata postmoderna: vi entrano filosofi e critici, romanzieri e artisti plastici. È una cronaca descrittiva con tono autobiografico da un navigatore-cartografo che si aggira in un arcipelago alquanto variegato. Leggendo il libro si rimane a volte col desiderio di vederlo scendere su una di queste isole piuttosto che su altre, per dirci che la sta facendo sua.

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