modernità certa, la rivoluzione nazionale, la formazione di una classeborghese etc., si proponessero come naturale terreno di sperimentazione sociale e culturale nuova. Mi permetto di riportare quanto ebbi a dire ad un convegno organizzato dalla rivista texana «Krisis»a Cerisy-la-Salle nel 1983: «Lasensazione di essere sul limitare, sulla soglia, come al crepuscolo del moderno e intravedere un'alba incerta che conserva ancora qualcosa dell'ora precedente, la luce calante del giorno prima, come in un'immagine stereoscopica. Questo è il tempo e il luogo, il cronotopo che occupiamo; una discronia del ritorno differente, in cui la velocità della tecnologia rende obsoleto il presente e continuamente il passato invade lo spazio di questo presente della sparizione. La frammentazione è ovunque, il colore del tempo indefinito. Ci sentiamo tutti più insicuri ma anche più disponibili. La frammentazione si adatta bene alla natura del luogo: terra di province e di città. Lo stesso mito di Roma, il suo centralismo di sede del potere religioso e statuale, da sempre nemico dell'innato pluralismo italiano, non trionfa mai completamente. Lo spazio postmoderno, si sa, non è più lo spazio geografico o geograficopolitico, ma uno essenzialmente topologico e transpolitico ... Tutto è plurale e tutto è differente. Èuna materia dai mille seni e dai mille sorrisi. Lementi più 9 ! saggio fini della phr6nasis postmoderna lo sanno. Dice Lyotard: "L'italiano non perde il suo latino. Non ha bisogno d'uno o due grandi nomi. Ne ha quaranta per città, e duecento città ... il suo fine non è conquistare il potere, ma che ognuno onori il suo nome... Tocca il sublime e non è materia di spiegazione, analitica o semiotica. Ma traccia il sublime da postmoderno, all'italiana. L'italiano è postmoderno prima del modernismo ... La 'società civile' più politica che ci sia...". EBaudrillard aggiunge:" ... dans /espays latins, où la forme esthétique, culture/le, ironique, où le projet de subversion, de révolte et deJeu est resté plus vivant- /'Italie reste le meilleur exemple de ce socialisme 'retardé"'. Davanti a noi prossimo compito: ere misurare l'intensità, la parabola ritornante della "passione italiana"». Tornando al piano artisticoletterario, il bilancio e i lasciti del decostruzionismo e del distruzionismo americani sono misti. Certamente il testualismo generalizzato, compresa la «filosofia come tipo di scrittura» (Rorty), e l'influenza della filosofia continentale europea nei dipartimenti di letteratura americani, solo in parte in Inghilterra, (e non in quelli di filosofia), sono stati notevoli, anche se a volte manifestandosi come «moda»eccessive nell'applicare meccanicamente la decostruzione filosofica derridiana ai testi letterari e ad autori e periodo selezionati, il romanticismo tra tutti. La risposta del New Historicism di Stephen Greenblatt e della rivista «Representations», nonostante i limiti denunciati da Frederic Jameson, ha prodotto dei risultati apprezzabili specie nel campo degli studi rinascimentali, del periodo elisabettiano, dello scontro di culture nelle Americhe invase dagli europei e in genere dell'early modem period. Alla confluenza con i postcolonial studies il frutto più innovativo e convincente rimane il volume di Walter D. Mignolo TheDarker Side of the Renaissance, Literacy, Territoriality and Colonization (Michigan, 1995). li quadro odierno del dibattito e della produzione critica in America è estremamente frastagliato ma a suo modo unito dall'eredità sotterranea di una theory of /itera ture che non
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