Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

r • saggio UN CONTRIBUTO AL DIBATTITO SUL POST MODERNO PaoloSpedicato Intanto qualche precisazione in margine all'inserimento dell'antologia da me cocurata, Postmodernoe letteratura, percorsi e visionidellacriticain America (Bompiani, 1984),all'interno di una periodizzazione del postmoderno in Italia compiuta da RemoCeserani nel suo recente Raccontare il postmoderno. Ero giunto a New York nel marzo del 1980 presso il dipartimento di Francese e Italiano della New York University con un lettorato d'italiano del Ministero degli Affari Esteri. Non sono mai stato un «emissario di Umberto Eco»in America. come avanza Ceserani, né sono di formazione semiotica. Con una laurea padovana in Lettere moderne nel 1972,la mia formazione è stata fortemente debitrice del neomarxismo sessantottesco con influenze francofortesi da una parte, situazioniste francesi dall'altra, e sempre maggiori interessi esteticofilosofici post-laurea nella direzione della linea Nietzsche-Heidegger. Agli inizi degli anni '80 Eco era di casa all'università di Yale e a New York. Avendolo conosciuto, tra 1'81e 1'82gli sottoposi personalmente il progetto di un'antologia sul postmoderno letterario americano per Bompiani. Non ci fu mai nessuna «sollecitazione» di Eco (Ceserani, p. 181). Lì per lì la casa editrice non sembrava interessata, ma un anno dopo Ecomi scrisse dandomi l'okay, il libro uscì negli Studi Bompiani nella primavera dell'84. Forse sarà bene riandare brevemente a quegli anni ottanta americani, e non per mere ragioni autobiografiche ma di utile ricostruzione di tutta un'atmosfera e di un periodo di espansione massima del dibattito postmoderno nonché della moda decostruttiva in alcune delle più note università americane. Durante gli «anni di Reagan»si viveva con l'angoscia quotidiana di un intervento armato americano in Centro America, (Nicaragua e El Salvador), e l'aggressività della politica estera e interna americana era palpabile. L'amministrazione reaganiana proiettava l'immagine di un paese «casaluminosa in alto sulla collina», faro di civiltà contrapposto all'«impero del male» sovietico, arrivando a prospettare in questo stucchevole manicheismo persino il ricorso all'olocausto atomico: si ricorderà l'uso della parola biblica re «armageddon» nei discorsi del presidente americano. Nonostante ciò l'energia socio-culturale di quegli stessi anni è innegabile: boom economico, folli speculazioni in borsa che avrebbero portato al «lunedì nero» del 1987,esplosione di vita notturna a New York con il lancio di discoteche alla moda, vitalità senza precedenti del mercato dell'arte e delle pubblicazioni dedicate alle arti, allo stile e alla moda, e la scoperta di tutto questo ad opera di frotte di giovani europei e, subito dopo, giapponesi. (Molti degli italiani che venivano all'inizio degli anni ottanta erano, a mio avviso, gli epigoni dell'estate romana nicoliniana e del '77 bolognese). Sul piano del dibattito teorico, italiani, americani, francesi, allievi e maestri, tutti noi facenti la spola tra America e Italia c'incontravamo l'estate ad Urbino nella cornice delle attività organizzate dal Centro

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