e ara Paola, abbiamo cominciato a parlare tra noi di Robert Ante Ime fra il '94 e il '95, come ricorderai, quando entrambe avevamo inserito nel nostro programma di insegnamento a Torino un corso su memoria, storia e scrittura. Alle mie studentesse e ai miei studenti di Letteratura francese moderna e contemporanea avevo proposto, insieme a Vercors, Perec e altri, il libro fondamentale di Antelme sui campi di concentramento nazisti, La specie umana, del 1947,ed altri libri connessi, come Il dolore di Marguerite Duras (1985), L'écriture du désastre di Maurice Blanchot (1980), Autour d'un effort de mémoire di Dionys Mascolo (1987), Paro/es suffoquées di Sarah Kofman (1987).Ora che La specie umana compie cinquant'anni, la ricorrenza è stata celebrata in Francia con una ristampa, accompagnata da un volume di altri scritti di Antelme e di testimonianze 1 , che a noi a dire il vero conoscevamo già per la maggior parte, perché apparsi nel '94 sulla rivista «Lignes». Anche in Italia, Einaudi ha ripubblicato La specie umana, che figurava nel suo catalogo dal 1954 2 . Questa riedizione ha aggiunto nuovi interrogativi a quelli che già ci eravamo poste, e di cui parlerò per quanto mi riguarda. Insieme abbiamo commentato, spesso scuotendo il capo, le polemiche giornalistiche che hanno coinvolto il nome di Antelme durante le celebrazioni di Primo Levi e del suo libro altrettanto fondamentale, Sequesto è un uomo, pubblicato anch'esso nel '47da De SiIva. La battuta di Cesare Cases(su «LaStampa»del 17gennaio) che Antelme fosse stato accettato da Einaudi solo perché era il marito di Marguerite Duras mi era molto dispiaciuta, e non mi era parsa vera (e adesso vedo che c'è anche qualcuno che la prende sul serio), non solo perché non si dà ancora il caso di una tale influenza da parte di una donna e tanto meno si dava allora, quanto perché i documenti che conosciamo non sembrano dare ragione a questa ipotesi. Vero è però che io mi affido solo ai testi, non sono mai stata testimone di vicende culturali così importanti, e nel '54, del resto, quando il libro di Antelme uscì in Italia, avevo vent'anni in una città del sud, e i libri Einaudi li vendevo porta a porta tenendone in casa un piccolo deposito, così lessi subito Ante Ime con entusiasmo, e Duras invece, chi l'avrebbe detto, solo molto ma molto dopo. Così ho cercato un po' in giro e ho trovato, nell'epistolario di Vittorini, sia la lettera del gennaio '50 dove dice di aver riproposto alla Einaudi la traduzione di Ante Ime - lettera citata ora anche da Domenico Scarpa nel suo appassionante articolo su «L'lndice»3- sia quella del 27 giugno '50 dove segnala La diga sul Pacifico, terzo romanzo di Marguerite Duras, appena uscito. Da Parigi scrive a Giulio Einaudi questa breve nota: «CaroGiulio, ti è stato mandato da parte di Gallimard un libro che trovo ottimo. È un romanzo intitolato Un barrage con tre le Pacifique e qui ha molto successo. Autore Marguerite Duras. Interessa Natalia a leggerlo. Potrebbe andare tanto per la P.B.S.L.quanto per la mia
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