Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

ascoltare pii che aveva avuto senso aspettarli. Non erano Penny, d'accordo, ma erano storie importanti e belle davvero. Eancora, un bel mucchio d'anni piu tardi, negli anni Novanta, quando Una storia cosi comparve nelle già ricordate edizioni Diabasis - ma un assaggio si era potuto gustarlo già nel 1990, quando sul numero 2 di «Idra»ne era uscito un capitolo - ancora, dicevo, la stessa felice sensazione di un'attesa premiata. Certo, anche questo racconto non era grande come Penny Wirton, ma era un'ulteriore conferma, e il fatto che fosse incompiuto - seppure leggibilissimo - accresceva l'amaro del fatto che D'Arzo avesse trovato a soli trentadue anni «la strada di casa». In «Una otaria coo[» - che è un racconto compooto probabilmente alla tine degli anni Quaranta, di cui ci è pervenuta ooltanto la prima parte, in oette capitoli - oi raccontava di un collegio alla Dickeno, il «Premiato Collegio Minerva», condotto da Tobia Corcoran, direttore dagli orizzonti ampi quanto quelli del oignor Thomao Gradgrind di «Tempi difiticili» di Dickeno. tome Gradgrind aveva in teota che «in queota vita non abbiamo bioogno d'altro che di Fatti, oignore; niente altro che Fatti!» e «Louisa, non immaginare mai!», il Tobia Corcoran di Una storia cosi «aveva in testa soltanto un'idea(.__)Edecco qui la sua idea: «Uno studente dai sei anni in avanti non può compiere azione piu immorale, malvagia, spregevole, pericolosa, allarmante che leggere libri che non siano i tre libri di testo. Ea sua volta un maestro dai vent'anni in avanti non può compiere azione piu infamante, allarmante, pericolosa, spregevole, malvagia, immorale che far leggere libri che non siano i tre libri di testo». Però un giorno accade una cosa; anzi, due. Accade che il signor Corcoran si ammali, e lasci un appunto con la prescrizione delle dosi di analisi logica e di geometria e di calcolo da somministrare ai ragazzi in sua assenza, nonché una ulteriore nota accoratamente specifica relativa al divieto assoluto dei libri. Ma capita anche che arrivi al Premiato Collegio Teddy Tedd, Maestro Supplente che per avere qualche soldo con cui comprarsi una giacca si era messo a scrivere un grosso romanzo. ETeddy Tedd, alla faccia del signor Corcoran, appena arrivato al collegio, «fecescendere tutti quanti i ragazzi in giardino: li portò proprio dietro lo stagno, dove alberi e siepi eran piu fitti e piu folti che mai, e distribuf un libro a testa. - Ecco qua. Per un mese non farete altro che leggere questi: lo prescrive il nuovo programma.(. ..) Eadesso, buon appetito». Si capisce che molte cose cambiarono: «I ragazzi non facevano che leggere e leggere, e giocare a quel che avevano letto: ed eran tutti piu allegri che mai». Eogni sera, quando i ragazzi rendevano i libri al Supplente, «nella stanza di questi si ripeteva la medesima scena. li primo a sbucar fuori era Tarzan(. ..) dopo un po' tutti gli altri: Alice, col suo Coniglietto, Pinocchio, i tre Porcellini, La Bella Addormentata nel Bosco, Mowgly, e Davide Copperfield, il piccolo Lord Fauntleroy, Topolino, i Nani di Gulliver, John Silver, Jimmy Hawkins, il dottor Jeckill e Robinson Crusoe, e, insomma, un bel sacco di gente». Seppure nella sua incompiutezza, anche Una storia cosi è un testo rappresentativo di una poetica rintracciabile in tutto D'Arzo, una poetica in cui il fiabesco e il magico impregnano i sentieri dei versanti del dire, e il mistero che permea i versanti del vivere perdura ben oltre i disvelamenti. L'importante articolo di Macchioni Jodi parlava anche di Gec. Ne parlava, è vero, considerando una sola cosa Gec e Gec dell'avventura- mentre quest'ultimo, come ha precisato Anna Luce Lenzi in una nota del Carteggio D'Arzo-Vallecchi, era uno dei titoli che D'Arzo provvi-

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