e anche perché la società cui egli appartiene gli ha fornito lo stimolo e l'impeto che hanno funzionato a suo favore, per lui e non contro di lui. Il ricordo velato del piccolo scolaro di Napo, pure dotato, che aveva ricevuto in dono da Kumjai un flautino ed aveva poi seguito le sorti ai tutti _gli altri bimbi destinati al lavoro nei campi, acuisce la consapevolezza di un divario sociale ingiustificabile. «Panya PalaFotodi KokNam raska, il bravo suonatore di flauto di Napo, avrebbe potuto diventare famoso, ma nel suo villaggio egli usavalo strumento fatto rolzamente di bambù per intonare melo ie celesti solo ai bufali•. Nell'introduzione al romanzo Sudhamspiega come la sua eredità culturale, saldamente ancorata ai luoghi remoti dell'infanzia, sia stata per lui importante nonostante la povertà, l'analfabetismo e la corruzione, fomentata dai capi del villaggio attraverso un sistema clientelare inflessi61le che minava irrimediabilmente il tessuto sociale di Napo, e nonostante l'impotenza dei contadini di fronte a questi. Storie di ordinaria bontà e di egoismo, una disposizione alla più generosa ospitalità, ma anche a comportamenti crudeli, riempiono i suoi ricordi e le pagine del romanzo. Egli ribadisce di non voler recidere le proprie radici, che gli sono invece necessarie per continuare a crescere. Ed è anche per questo che l'autore ha scelto di dar voce agli abitanti dei piani dell'Esarn attraverso la forma del romanzo, che nella sua caratteristica semplicità formale dipana il filo di una «fd ora atipiro a diventare un poeta! Venerabile Fratello, ~e tiolo tiape6te quanto poco buddhiMa e quanto empio tiono Mato. Vedete,mentre il Buddhitimopredica il diMacco, l'Occidente incoraggia coinvol5imento, detJideno, convinzione, individualità, bra motJ ia». realtà spesso ambigua, e per questo minacciosa, ma anche coinvolgente e mai rappresentata secondo schemi convenzionali o sentimentali. Immagini vivide e un uso essenziale ma sempre consapevole delle parole costituiscono la cifra costante della scrittura di Sudham. Quanto alla scelta linguistica, Sudham, nella sua introduzione. afferma di servirsi dell'Inglese come mezzoespressivo per quella particolare impostazione al ragionamento che lo caratterizza e per la disciplina formale cui lo costringe, disciplina che non gli era famigliare nella lingua Thai in cui non esiste punteggiatura. «La lingua è il riflesso della mente ed io ho potuto riconoscere in me una mancanza di disciplina ed una mente storpia. menomata per la vita dal mio ambiente originario e dal mio primo bagaglio. Uso la lingua inglese come uno storpio usa le grucce. poi voglio poter comunicare direttamente con i lettori di tutto il mondo senza essere tradotto dal Thai. Enon mi dispiace poi molto se ora i miei libri cominciano ad essere tradotti in francese. tedesco, giap onese ed altre lingue. Voglio parlare alla gente dei vari paesi in un modo c e altri scrittori Thai non fanno». Sicuramente è tempo che questo particolare punto di vista apra un varco nel panorama delle immagini convenzionali che ci giungono dalla Thailandia, meta sempre più am- G bita di.un facile turismo da sessoe spiaggia. Se si con idera, poi, che la letteratura è rimasta negli anni della repressione l'unica forma di comunicazione sociale a sfuggire miracolosamente alla censura. e che l'antica tradizione letteraria Thai ha sempre privilegiato la forma lirica ed epica, si comprende come la produzione narrativa di questo scrittore costituisca un' occasione eccezionale per chi desideri addentrarsi nella cultura e nelle problematiche di questo paese. PiraSudham,MonsoonCountry, Bangkok,ShireBooks, 1988 (7a ed. Hailsham,EastSussex,Rother,1993, pp. 308).
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