Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

a cimenterà con il faticoso e problematico inserimento nella società occidentale. Sullo sfondo viene descritta la misera vita dei contadini nei campi di riso delle pianure dell 'Esarn, sottoposti alla tirannia dei capi del villaggio fautori di un insidioso sistema di corruzione e clientele. La loro esistenza è scandita dall'arrivo periodico dei monsoni, ed è costellata dalla presenza rassicurante dei bufali, compagni di gioco nell'infanzia e strumenti di lavoro nei campi. Alcune foto, poste a conFotodi RobertTTxador elusione di ogni capitolo, corredano il racconto in modo emblematico. Nel contempo emergono anche gli stravolgimenti socioeconomici ed i conflitti sociali realmente avvenuti in Thailandia negli anni '70.Nel 1973gli studenti della prestigiosa università Thammasat di Bangkok manifestarono contro il regime militare, giungendo ad uno scontro cruento con l'esercito in cui molti di loro persero la vita. Altri si diedero alla guerriglia rifugiandosi a e . Il ricordo velato del piccolo ocolaro di Napo, pure dotato, che aveva ricevuto in dono da Kumjai un tlautino ed aveva poi oeguito le 1:,ortidi tutti gli altri bimbi deotinati al lavoro nei campi, acuioce la conoapevolezza di un divario oociale ingiuo titicabile. nella foresta e riaffiorando dalla clandestinità solo in seguito all'amnistia promulgata dal governo nel 1980. Nel romanzo è la figura di Kumjai, il giovane maestro di scuola del villaggio che adotta metodi educativi e strategie atte ad arginare la piaga della corruzione, ad incarnare gli eventi di quel travagliato periodo. Anch'egli si darà infatti alla macchia per sfuggire alla rap- _presagliapolitica. Nel Wat di Bangkok comparirà, inoltre, la misteriosa figura di un altro giovane accolito e compagno di Prem, di nome Rit. che verrà ucciso negli scontri tra studenti ed esercito. Nel suo libro Sudhamadotta spesso il nome antico di Siame il termine Siamese, fatto questo che allude ad un'altra questione di carattere storico che è importante rilevare. Negli anni '30 di questo secolo la dittatura militare impose al paese il nome di Thailandia invece dell'originario Siam. con il duplice intento di disancorarlo dal suo passato storico e di marcare il distacco dall'etnia cinese, che rimane anche oggi una componente della popolazione numericamente rilevante ed economicamente molto influente. L'autore segnala così la sua opposizione all'establishment militare, ed una precisa coscienza delle radici culturali che lo legano al suo paese. L'epilogo, con il ritorno di Prem Surin alle sue origini e la decisione di farsi monaco buddhista, è imprevisto ma costituisce la naturale risoluzione dei conflitti vissuti dal protagonista a confronto con una società occidentale tanto abbagliante, quanto cinica e spregiudicata, ed un naturale allentamento della tensione venuta via via acuendosi nelle pagine del romanzo. In una lettera dall'Inghilterra al maestro buddhista che vive ancora nel Wat di Bangkok della sua adolescenza, Prem esprime una crisi interiore che prelude al successivo svolgimento del racconto: «Edora aspiro a diventare un poeta! Venerabile Fratello, se solo sapeste quanto poco buddhista e quanto empio sono stato. Vedete, mentre il Buddhismo predica il distacco, l'Occidente incoraggia coinvolgimento, desiderio, convinzione, individualità, bramosia. Pare che uno debba bramare per espandersi e produrre, per far

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==