Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

CESARE VIVIANI, «UNA COMUNITÀ DEGLI ANIMI» IP artito dalla metà degli anni Settanta con testi come L'ostrabismo cara e Piumana che segnarono un'epoca dove il confronto con la realtà, interiore ed esteriore, si poneva su un piano di consapevole sovvertimento degli strumenti linguistici, di una scrittura che alimentandosi di una sua furia inconscia si spingeva, come suo naturale sviluppo, fino alla perdita del discorso sensato, CesareViviani ha saputo già del suo libro come L'amore delle parti del 1981 riavviare un percorso di ricostruzione della forma poetica arricchendola con una consapevolezza che ne fa, o almeno dovrebbe farne, il dubbio è d'obbligo in un'epoca di disattenzione, una voce sincera e solitaria. Chi ha avuto il privilegio di seguire il cammino della poesia di Viviani, non può non sottolineare che con Merisi (1986), Preghiera del nome (1990) e soprattutto con L'opera lasciata sola (1993)quella iniziale messa in campo di forme sintattiche e grammaticali senza costrutto logico di quell'ironia più che giocosa, altro non era che l'ambiguo ed oscuro risvolto di un discorso che puntava all'originaria esperienza e necessità che legano il linguaggio alla ricerca del senso dell'esistere. Per questo le date non sembrino una inutile calendarizzazione per un poeta che festeggia quest'anno i suoi cinquant'anni: esse vogliono rappresentare il senso di un percorso che sempre più si è arricchito di complessità e stile e che oggi ha trovato con Una comunità degli animi una parola ancora più profonda e partecipe. La voce di Viviani è composta, per quanto BaldoMeo la uormapoematica è naocoota ma cootruttivamente evidente, in quanto inceM,anteotrumento di rluniuicazione. Laddouene L'opera laocì ta oola era il tema ~ a-d u iuicaree a pgJ;m,ette.ri.l,.p.oema vero e ....... io, qui la co.m à dei temi e il timento oempre più dolorooamente tragico hanno bioognodi uno oviluppo e di equilibri otrutturali diveroi.

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