Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

ascoltare eminente: lo scrittore utilizza infatti la ricostruzione storica con il fine di .evidenziare maggiormente la babele derivata dall'occidentalizzazione del proprio paese (da cui l'ironia di un titolo così bizzarro). Beethoven tra le Vacche ricostruisce - con una buona dose di cinismo - le incongruenze, le ipocrisie e le assurdità che la società indiana sta affrontando nella fretta di doversi uniformare alle leggi di un mercato e di un cultura straniera ormai imperanti. Pertanto, la capricciosa prospettiva di Advani tramuta l'Indipendenza indiana dal dominio britannico in un paradosso storico e. di conseguenza, spesso e volentieri, le figure di Gandhi e Nehru, i padri fondatori dell'India, ci vengono presentate sotto una forte luce caricaturale. La nota di dissenso dell'autore trova sfogo nella trama del romanzo che è alquanto frammentaria e si compone di una serie di episodi e gags non strettamente collegati gli uni agli altri o, come dice lo stesso Advani «è un non sequitur. Eper tua conoscenza, e anche per quella di Amma, un non sequitur è qualcosa che non ha alcun nesso logico con quanto è stato detto in precedenza». Leggiamo pertanto di una mucca che mangia i quotidiani e le copertine dei dischi a 78 giri, di una avvenente pianista austriaca affetta dal complesso di Otello affascinata da un insegnante di ginnastica probabile discendente di Jim Corbett, di Liz Taylor che si materializza ed esce dallo schermo di un cinema insieme al protagonista (di cui, curiosamente, non sappiamo il nome) senza che la gente la veda, di Raissa che si lamenta con un Fotodi Roberokoch.AgenziaContrasto Gorbaciov affaccendato a riparare la catena del water poichè lei nel frattempo è disturbata nella sua conversazione telefonica col protagonista, e di mille altri episodi che hanno il chiaro fine di sorprendere e stupire il lettore. Il romanzo termina con il protagonista e suo fratello che si recano in treno ad Agra a vedere il Taj Mahal, il mausoleo musulmano simbolo dell'India: per una serie di imprevisti, tuttavia, essi sono costretti a vederlo da lontano, senza eccessivi rimpianti, tra la foschia e l'inquinamento. Il romanzo presenta talune analogie con il film Underground di Emir Kustarica, il vincitore di Cannes '96, nel quale il regista rappresentava la tragedia multietnica del popolo jugoslavo in maniera grottesca, bombardandola, per di più, con una colonna sonora chiassosissima. Nel nostro caso, la colonna sonora che accompagna il lettore è il Concerto dell'Imperatore di Beethoven, presente con martellante assiduità nelle varie scene che compongono la trama, con Advani che si sostituisce al solista in un virtuosismo verbale e polisemico (che è lecito immaginare abbia dato più di un grattacapo all'ottima traduttrice) caratteristico di uno scrittore che già nell'opera prima rivela una compiuta maturità. Beethoven tra le Vacche è un romanzo sperimentale, provocatorio, confessionale, polemico, paradossale, irriverente, interrogatorio. I Figli di Rushdie crescono bene. «Beethoventralevacche»diRukun advani,morsi/ioeditore,1987, 22 pag. L.22.000

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