ascoltar sono arrivato all'arte dalla porta del teatro. Ma anche quando facevo teatro continuavo a fare per alcuni anni le cose in segreto tenendole quasi nascoste, facendole soprattutto per me stesso. Hai provato a venderle a qualche galleria? Sì, stavo a Houston e qualcuno, vedendo queste cose che io tenevo segrete, mi disse che stavo facendo dell'arte e che dovevo rivolgermi a una Non ho mai decioo che l'arte poteooe eooere la mia otrada. Quando ero giovane ero capace di intagliare e cootruire degli oggetti - i cherokee oono tamooi per eooere dei bravi artigiani del le5no - e ho imparato a tarne per le nootre cerimonie ma anche eri turioti. lo erò non mi oen ti vo mo ooddiouatto di queo ,, lavoro, ne percepiv . ,/Qcr._,,rl /:(?',noJ F 5r" Rllchizourenia. ~l~v.1,,(,.L~~-..l O,vo /{ Jimmie DurhamSoundlnstat1aiion,1997 , galleria. Sono andato in una piccola galleria che stava in un centro commerciale e che vendeva piccoli oggetti, calendari, ecc. La galleria ha venduto tutto. Anche a un buon prezzo: cento, duecento dollari al pezzo e mi sono sentito ricco, ho detto "sono un artista!" ma avevo completamente torto. In realtà a quel tempo ero un po' meno esperto di adesso e mi ci sono voluti alcuni mesi per capire che ero ricaduto nello stesso tipo di commercio per turisti da cui avevo cercato di sfuggire. In quel periodo lavoravo in un gruppo teatrale impegnato politicamente e ho cominciato a interrogarmi sul ruolo dell'artista e sul fatto che forse non si trattava tanto di un problema di vendere o di comprare, ma ancora non capivo esattamente cosa volesse dire essere un artista. Ma hai brequentato delle ocuole d ·arte o delle accademie? A quel tempo non avevo alcun tipo di educazione, non ero andato all'università né ero stato al liceo. Ho continuato a esporre in gallerie sempre più pretenziose, però in realtà continuavo a realizzare "articoli di lusso per turisti", a cui aggiungevo la mia originalità. In realtà anche a quel tempo c'erano artisti indianoamericani, ma non conoscevo neanche loro. Credo fosse il 1967-8quando passai vicino ad un campus universitario mi sono trovato davanti ad una opera di Claus Oldenburg, era un grande ventaglio. Quest'opera mi ha colpito moltissimo. Era come avere una iniezione di energia e di vergogna. Mi sono reso conto che facevo finta di essere un artista, ma allo stesso tempo ho avuto l'impressione che avevo trovato qualcosa che avrei voluto sapere da sempre. Ma già qualche anno prima nel 1964 avevi coinvolto Mohammed Alì in una perbormance ... Come ho già detto la mia vita è stata una serie di fortunate coincidenze. A Houston ho conosciuto Vivian Ayres, una drammaturga nera che mi ha portato a fare del teatro . Con lei abbiamo fondato un gruppo teatrale, una rivista, cercato di aprire una galleria. A Houston, negli anni Sessanta, ancora si praticava la segregazione razziale e tutte le nostre iniziative erano rivolte soltanto alle comunità dei neri e degli indiani. Un giorno Vivian disse "Perché non facciamo qualcosa che obblighi un teatro ad accettare una nostra proposta: il mio amico Mohammed Alì è appena diventato campione del mondo e non potranno mai rifiutare un'iniziativa che lo coinvolga". Infatti G, lui è venuto e ha fatto una performance con noi. Devi pensare che era un periodo molto particolare. era il momento in cui erano scoppiati i disordini razziali tra neri e bianchi. A Selma, Alabama, c'erano appena stati una serie di scontri a fuoco. A Houston c'era un'università solo per studenti neri che avevano organizzato una manifestazione. Lapolizia, bianca, era intervenuta, aveva sparato sulla folla. Il fatto che proprio allora Mohammed Alì fosse diventato campione del mondo e che venisse a Houston ad una nostra iniziativa era un modo per rispondere in modo "celebrativo", ma "duro", ai bianchi del sud degli Stati
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