ascoltare superare il male radicale. La fondazione di un'etica possibile è una potenzialità della letteratura, e in specie del romanzo: è lecito quindi affrontare la questione delle traduzioni letterarie, e artistiche in genere, dell'Olocausto. Proprio su ciò ha scritto Sidra DeKoven Ezrahi, docente all'Università di Gerusalemme e già autrice di importanti monografie: nel nuovo articolo, Representing Auschwitz (4), la Ezrahi analizza le principali opere poetiche e narrative (anche cinematografiche) che di recente hanno trattato il tema, e conclude che «when it gives license to pluralistic interpretations and shifting sites of memory, Auschwitz 'authorizes' the open horizons of a post-Holocaust world» (p. 145). La tendenza, da parte delle generazioni del dopo-Olocausto, è ad evitare le chiusure e le condanne definitive, ma non senza esprimere un netto giudizio sulle responsabilità. Nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra, la Shoah era stata il soggetto di alcune delle opere più valide in vari campi della sperimentazione artistica. Per la poesia fu Paul Celan, con Todesfuge, a proporre la traduzione più vigorosa di quel mondo fatto di notte e di morte, in cui il solo nutrimento è l'ossimorico «schwarze Milch [latte nero]». Per la musica tuttora impressionante è l'oratorio di Arnold Schònberg A Survivor from Warsaw, in cui la tensione e la drammaticità della musica atonale trovano un correlativo nell'evento narrato, e il canto finale dello Shem'a Yisroel da parte degli Ebrei inviati alle camere a gas costituisce una preghiera ed un'accusa insieme. Per il teatro memorabile è L'istruttoria di Peter Weiss, montaggio brechtiano di testimonianze di un processo ai comandanti di Auschwitz, in cui mancano i segni interpunitivi, e le parole che riferìscono i massacri sembrano formare un discorso assoluto infinito. Dunque, l'angoscia dell'Olocausto è stata sinora espressa meglio in formelimite. Ma oggi, mentre si tenta sempre più di comprendere e di dialogare, la forma del romanzo (più di quella del film, spesso troppo legata all'emotività del visivo) potrebbe sembrare maggiormente idonea alla ricomprensione del mondo concentrazionario: del resto anche gli storici fanno ormai ricorso a esplicite ricostruzioni narrative per integrare i dati dei documenti. Ealmeno un romanzo sull'Olocausto di notevole valore può essere già citato: si tratta di Vedi alla voce: amore di David Grossman (trad. it. Milano, Mondadori, 1988), che riesce, attraverso l'uso di diverse tecniche narrative, a creare una sorta di favola sul mondo del lager. Questa forma letteraria straniante permette di fondere il reale delle testimonianze con la ricostruzione della psicologia dei personaggi, riuscendo ad ottenere un'allegoria dalla forte carica etica(5). La scelta di narrare l'Olocausto, insomma, non deve assolutamente far dimenticare le testimonianze, ma al contrario renderle attuali. Esi può citare in conclusione il libro di memorie dello stesso Elie Wiesel Tous les fleuves vont à la mer(6), in cui, mentre vengono ridiscusse alcune questioni fondamentali (la possibilità di continuare a credere in Dio, il senso di colpa dei sopravvissuti, il rapporto tra le vittime e i carnefici. ..), riemerge la volontà di testimoniare l'Olocausto, pur parlando d'altro:«[. ..] il narratore [Wiesel stesso] vive ancora all'ombra delle fiamme che un tempo l'hanno illuminato e accecato. Le vede, le vedrà sempre. Si è sempre giurato di non lasciarle mai spegnere. Anche lassù, in quel mondo che dicono di verità, si presenterà davanti al trono celeste e dirà, guarda, ma guardale, dunque, le fiamme che bruciano e bruciano, ascolta dunque le grida mute dei Tuoi figli che stanno diventando cenere e polvere. I I Il narratore sarà inteso, lassù? I I E quaggiù» (p. 108). Note 1. E. Wi·esel - J. Semprun, "Tacere èimpossibile". "Dialogosu/l'Olocausto"[1995], trad. it. Parma,Guanda,1996,pp. 20-1. 2. Unanotaapropositodeltitolo,che è preso dal vangelodiMatteo (27- 8; cfr.Atti, 1.19), "Perciòquelcampo fa denominato"campodi [o de/]sangue"finoa/giornod'oggi";il toponimo Haqeldamasi riferiscead un terrenocompratocon i denaridi Giuda.Un'ultimaosservazioneapropositodellib.-oassaibellodiAffinati:adessopuò essererimproveratosoloqualcheeccessivopreziosismo (cfr. adesempioilprimo capoversodip. 13), da nonconfondersicon la tensioneaforisticachecontraddistinguemoltedellepaginemigliori. 3. Trad.it. Milano, Garzanti,1992. Perla storiadellaShoah, e inparticolaredeicampidi concentramentoedi sterminio,vacitatoRaulHilberg,"LadistruzionedegliEbreid'Europa",trad. it. Torino,Einaudi,1995; ma unsaggiomolto importante è anchequellodi WoljgangSofs9, "L'ordinedel terrore",trad. it. Roma-Bari, Laterza, 1995. In esso,vienepostain evidenzalacondizione chevigeall'internodi uncampodi eliminazione:lì, "ilpotereassolutononhaaltrofondamentochese stesso.Non è unostrumentodisegnatoper unfine, ma unfine insé" (33). Perlasituazionedeldibattito, è utilefar riferimentoallaspecificarivista "History & Memory". 4. In "History & Memory",VII, 2 (fall-winter1996), pp. 121-54. 5. Varialtrisarebbero i testidaesaminare,per i qualisipuò rinviareal citatoarticolodi Ezrahi. Aggiungiamosolol'indicazionedi un recentee impegnativoromanzo,nelqualel'Olocaustoviene trattatocomefatto ormaistorico,"TheTunnel"di William H. Gass(New York,A.A. Knopf, 1995). 6. Trad.it. "Tutti i fiumi vannoal mare",Milano,Bompiani,1996, speciepp.96-120.
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