rOlocausto AFFINATI E GLI SCRITTORI DELLA 5 HOAH AlbertoCasadei P erché narrare ancora l'Olocausto? Ladomanda si presta a numerose risposte retoriche, ma va comunque posta preliminarmente ad un articolo che prende mosseda un libro del tutto antiretorico di Auschwitz, Campodel sangue di Eraldo Affinati (Milano, Mondadori, 1997) L'autore, già noto come romanziere e saggista, è nato nel 1956,parecchi anni dopo la fine della guerra, e non è dunque un testimone. Ma appunto: i testimoni stanno ormai scomparendo. Questa semplice constatazione emerge dal dialogo svoltosi, durante le celebrazioni per il cinquantenario della liberazione dei lager, fra due di loro, Elie Wiesel e Jorge Semprun, nel quale il primo sottolinea che il suo compito di scrittore e di superstite è quello di salvaguardare il ricordo, pur nella consapevolezza che quest'opera pare non giungere mai ad un compimento: "E.W.: Tacere è proibito, parlare è impossibile. lo ho sempre avuto paura di perdere la memoria. La memoria è vulnerabile, lo so. Lamemoria si sbriciola, va in polvere I...] Come si può dire tutto, dire tutto quello che va detto?"(1) Un primo motivo per insistere a narrare l'Olocausto è proprio quello di salvaguardare una memoria che potrebbe scomparire con i sopravvissuti (occorre peraltro capire come è possibile raccontarlo senza falsarlo, ossia senza deformare la verità espressa dall'insieme dei diari e dei ricordi). Ma un secondo motivo va legato strettamente al primo: non si può osservare quanto accaduto in seguito, fino alle recenti ripetizioni dei fenomeni più abbietti del mondo concentrazionario durante la guerra nella ex-Jugoslavia, senza tentare di comprendere perché sia possibile che proprio quei fenomeni si ripetano. e senza tentare di proporre un'etica rinnovata. Come osserva Wiesel ancora nel suo dialogo con Semprun: "il Male è sopravvissuto ad Auschwitz l...] noi continuiamo a vivere in questo secolo che è il più violento della storia l...] Ma allora, se Auschwitz e Buchenwald non hanno avuto il potere di mutare l'uomo, chi riuscirà a cambiarlo?" (op. cit., pp. 289). li libro di Affinati appartiene alle opere letterarie che realizzano appieno la potenzialità dell'interpretazione etica dei destini umani. Lemotivazioni autobiografiche per intraprendere un viaggio-pellegrinaggio verso Auschwitz, assieme all'amico Plinio Perilli, sono spiegate fin dall'inizio: la madre dell'autore, Maddalena, era stata catturata perché figlia di un partigiano, Andrea Cavina, fucilato il 26 luglio 1944;era stata poi posta in un treno che doveva deportarla in Germania, e da cui era riuscita fortunosamente a fuggire. Per Affinati, leggere libri sui lager diventa un'ossessione conoscitiva, e questo perché vuole comprendere appieno la condizione spirituale che riconosce sua, quella del reduce (cfr. p.11). In prima istanza dunque il libro di Affinati si configura come il diario di un'esperienza vissuta, una narrazione autobiografica che dovrebbe corrispondere a una tipologia apparentemente canonica; tuttavia, come l'autore sa bene, il compito nascosto di un diario potrebbe ridursi a quello di "fare dell'autore un oggetto del desiderio" (p. 54). Invece, Campodel sangue supera ben presto i limiti del diario di viaggio, e si presenta anche come forma rinnovata del!' itinerarium mentis di tradizione medievale. li pellegrinaggio laico verso Auschwitz propone gli stimoli visivi e situazionali che permettono di far rivivere nella mente del viandante le testimonianze di coloro che avevano compiuto quello stesso viaggio come deportati: si crea cioè un cortocircuito fra ciò che resta visibile, e però muto circa la rievocazione del passato, e quanto di quel passato ci è rimasto nelle testimonianze, che però vanno riattualizzate, riverificate nel presente di ciascuno.
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