Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

_,,,...scoltare Lager è appunto l'inadeguatezza delle parole a rievocare vicende radicalmente estranee al mondo della comunicazione, si tratti di esperienze che sfidano la capacità dei vocaboli di significare, ovvero di regressioni a stati afasici, ineffabili per definizioni (come la funesta catatonia che risucchiò moltitudini di "sommersi"). Lagrandezza di Levi sta insomma in come ha saputo dire quello che è riuscito a dire, inclusi i confini del dicibile: non nell'enormità delle cose di cui ha parlato. Per questo, libri come Se questo è un uomo o La tregua vanno annoverati fra le opere capitali del Novecento letterario: sorte non condivisa da tutte le memorie dei reduci dai Lager (pur altrettanto istruttive, e per certi riguardi addirittura di più), che spesso hanno saputo o voluto essere "solo" testimonianze, "documenti" e non "monumenti". Sintomatica, da questo punto di vista, è la fecondità delle ricerche che la critica leviana sta conducendo sulle opere d'invenzione; e giustamente il volume delle Conversazioni riequilibra gli aspetti con quelli culturali e letterari (senza trascurare elementi biografici meno famosi della prigionia, come la passione per l'alpinismo). Gli stessi scritti di memoria non s'intendono infine pienamente, se non tenendo conto dei romanzi (penso soprattutto a La chiave a stella) e dei racconti. Pagine autobiografiche e pagine di fiction - queste ultime ascrivibili in gran parte al "genere" che Stefano Bartezzaghi ha battezzato, riecheggiando Calvino, le "cosmichimiche" - si illuminano a vicenda. Si vedano ad esempio, tra i contributi raccolti in "Riga", il regesto di riferimenti animaleschi ed immagini zoomorfe stilato da Belpoliti, le puntualizzazioni di Robert Gordon in merito alla struttura etica, le pagine di Mario Porro sul nesso letteratura-scienza, la disamina circa i La vergogna dei oopravvioouti e il valore della· teotimonianza letta come un meooaggio per il proooimo millennio dopo la "mala novella" complementari temi del "fuoruscire" e del "contenere" (nonché del traslato "capire, comprendere") di Domenica Scarpa. Non s'intende con questo sminuire l'opposizione, ribadita sovente dallo stesso Levi, tra due forme, due modi di essere della scrittura - da un lato l'ideazione fantasiosa di modi possibili, dall'altro la rappresentazione schietta e la diretta indagine di quello in cui viviamo. Semplicemente, il paragone con il centauro, tanto caro a Levi, va preso assolutamente sul serio. Alla base dell'antropologia leviana si situa un'idea dell'uomo come mescolanza, "sintesi", nel senso chimico della parola (e non a caso egli qualificava "sintetico" come il più biforcuto degli aggettivi) sospesa in uno stato di precario equilibrio, soggetta a infiniti mutamenti, a metamorfosi spesso imprevedibili: e che proprio per questo occorre tener sotto attenta osservazione, sforzandosi, per quanto possibile, di comprenderne dinamiche, componenti, meccanismi. A questo proposito, uno degli aspetti più notevoli dalle Conversazioni é rappresentato dallo stile di pensiero, dall'atteggiamento mentale di Levi. Le sue risposte, sempre pacate e serene, sono improntate a una esemplare volontà di essere nello stesso tempo pertinente, sobrio e preciso. Mai elude le domande; talvolta dichiara schiettamente di non sapere cosa rispondere, o di non poterlo fare in maniera adeguata; all'occorrenza circoscrive o riformula i quesiti, per fondare meglio i termini della risposta; sempre si sforza di scegliere le espressioni più appropriate, i vocaboli più esatti, rifuggendo dall'approssimativo, dall'emotivo, dal generico. Una vera lezione intellettuale: che serve a capire le opere di Levi, il suo spirito, il modo in cui ha affrontato i due "mestieri" di chimico e di narratore. Eche insegna a riflettere, tanto sui dati (mai semplici, ancorché obbiettivi, mai del tutto trasparenti) del proprio vissuto personale. quanto sulle vicende di cui non possediamo esperienza diretta, e che tuttavia sollecitano, a volte con terribile impellenza. la nostra capacità di capire e di giudicare. Ma la rilettura di Primo Levi va di pari passo con un altro fenomeno che

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