..eder cr1t1ca PrimoLevi MarioBarenghi AUSCHWITZ E LA MEMORIA DE rr I decennale della scomparsa di Primo Levi è celebrato da un importante serie di iniziative editoriali. li culmine sarà costituito dalla nuova edizione complessiva delle opere, che Marco Belpotiti sta allestendo per la Nuova Universale Einaudi; e che grazie all'inclusione della Ricerca delle radici e degli scritti sparsi, segnerà un incremento di svariate centinaia di pagine rispetto alla già folta silloge uscita, sempre per Einaudi, nella Biblioteca dell'Orsa (1987-90). Nel frattempo, gli scaffali delle librerie registrano l'arrivo di altri due volumi leviani dovuti alle cure dell'infaticabile Belpoliti. li primo è Conversazioni e interviste (1963-1987),una trentina di testi, scelti fra i più di duecento, che si presentano suddivisi in sei sezioni (la vita, i libri, la letteratura, il Lager, l'ebraismo, lo stato d'Israele) e corredati da attente note informative che ragguagliano sul contenuto delle principali fra le interviste escluse. L'altro è il n. 13di "Riga", rivista edita da Marcos y Marcos; come di consueto (precedenti numeri sono stati dedicati, per limitarsi ai letterati, a Calvino, Delfini, Gombrowicz, Perec), il volume contiene sia scritti dell'autore - una dozzina di titoli rari o poco noti, più cinque dialoghi - sia contributi critici, vecchi e nuovi: nella fattispecie, una scelta d'interventi di recensori illustri (fra cui Calvino, Mila, Mengaldo, Fortini, Steiner), seguita da 24 saggi originali, per un totale di oltre 500 pagine. A questo occorre aggiungere l'antologia di scritti critici su Levi in allestimento per la PBEad opera di Ernesto Ferrero, già curatore della meritoria edizione dei Racconti (che raccoglie Storie naturali, Vizio di forma e Lilit) uscita l'anno scorso nei Tascabili; nonché la riproposta da parte di Guanda di Conversazione con Primo Levi, resoconto di una serie di colloqui con Ferdinando Camon, già edita dalla piccola casaeditrice padovana Nord-Est (Autoritratto di Primo Levi, 1987)e quindi, con l'attuale titolo, da Garzanti (1991). Lastatura dello scrittore torinese è ormai da tempo riconosciuta; e un discrimine decisivo era stata proprio l'edizione, pur. in una collana poco fortunata, delle Opere in tre volumi, prefati rispettivamente da Cases,Segree Mengaldo. Ma questo 1997sembra essere comunque per Levi un anno importante: che da un lato consolida la sua posizione critica nel panorama della letteratura italiana contemporanea (rafforzando altresì una linea-Calvino della tersità linguistica e comunicativa, a discapito del filone espressionisticogaddiano); dall'altro accredita anche oltre il pubblico degli specialisti l'immagine di un Primo Levi non soltanto prezioso testimone, ma prosatore e narratore di assoluto rilievo. O, più esattamente: l'immagine d'un Levi grande scrittore, e proprio in quanto tale, testimone d'eccezione. Seinfatti è fuor di dubbio che l'urgenza testimoniale abbia costituito la causa efficiente della sua vocazione letteraria, sarebbe un'idea di letteratura piuttosto misera quella di chi giudicasse il valore estetico alla stregua di un pregio addizionale, supplementare, quasi un estrinseco ornatus. È invece proprio la forza espressiva, la nitidezza del dettato - diciamolo pure: l'efficacia retorica - a rendere quel discorso memorabile, quella testimonianza insostituibile, quei ricordi necessari. Non lo scopriamo oggi: la veridicità d'un resoconto, sia pur relativo a eventi straordinari (in questo caso, straordinariamente atroci), non basta a farne un capolavoro letterario. L'elaborazione letteraria d'altro canto, e prima ancora la stessa codificazione linguistica, ponendosi di fronte a situazioni estreme, sono chiamate a misurare i propri limiti. Un tema cruciale delle memorie leviane del
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