Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

••L---Mft.&nternazionale de gr ffiti I detrattori gridano all'inoulto eotetico, i oootenitori vedono la torma d'arte, per gli addetti ai lavori oono intinite varianti di uno otile di comunicazione. La celebrità ocritta oui muri. Tf T no spettro s'aggira per il lU mondo, il graffito. Almeno così pare a leggere i dati esposti da Marco D'Eramo in un interessante articolo sul "Manifesto" di qualche tempo fa. Infatti molte amministrazioni comunali nei luoghi più disparati si stanno dedicando a una guerra santa contro i disegni e le scritte che corrono sui muri delle città, sui treni, sui vagoni delle metropolitane. A LosAngeles un giovane è stato condannato a centomila dollari di multa e mille ore di lavori socialmente utili per aver decorato la facciata di un edificio pubblico. A Monaco di Baviera l'anno scorso si sono spesi quarantacinque miliardi di lire per coprire i graffiti, mentre a New York il sindaco Giuliani ha stanziato quaranta milioni di dollari per il programma "Graffiti Abatement". In generale negli Usa la stima dei costi di ripulitura di disegni sui muri si aggira tra i quattro e i sette miliardi di dollari all'anno. Ma in altre parti del pianeta la questione graffiti viene risolta in maniera più spiccia, come a Rio de Janeiro. dove nel maggio scorso un vigilante ha ucciso un "menino" di strada che stava decorando la parete esterna di una banca. Altrove la faccenda assume toni surreali come a Milano, dove, nella recente campagna elettorale amministrativa. la destra che tentava di fare della guerra ai graffiti uno dei punti di forza della sua campagna "legge e ordine", si è infilata in un esilarante dibattito coi graffitisti sul tema "Il graffito è arte?", uscendone piuttosto scornata. Infatti, da quando. negli anni Settanta, i graffitisti newyorkesi hanno invaso le gallerie d'arte producendo fenomeni come Keith Haring e Kenny Scharf, resta il dubbio che i disegni sui muri non siano catalogabili solo come vandalismi gratuiti. Fatto sta, però, che dall'esplosione iniziale del fenomeno non sembra che il segno grafico dei graffiti si sia particolarmente evoluto, ma appare in tutto il mondo come lariproposizione di uno stile. derivato dal fumetto e dai cartoni animati, sempre identico a se stesso. In realtà si tratta di immagini che comunicano su due livelli diversi, uno rivolto al mondo esterno e l'altro all'universo dei graffitisti e dei gruppi giovanili che li circondano. Per i passanti quei disegni sono una colorata dichiarazione di presenza sul territorio. mentre per gli addetti ai lavori contengono un'infinita serie di variazioni sullo stile che gli autori hanno deciso di adottare. Come nel rape nel reggae, infatti, conta proprio la capacità dell'interprete di muoversi su un tema stabilito apportandovi le proprie personali modifiche. Eccocosì che un linguaggio apparentemente monotono si rivela in realtà una forma di espressione complessa e mutevole, ricca di stratificazioni e di codici di lettura. Il parallelo tra i graffiti e la musica è particolarmente calzante, perché questi e il rap sono nati dalle stesse concentrazioni metropolitane e sono poi stati assunti come mezzodi co- ••• municazione internazionale da sva- w riate fasce giovanili. Inoltre, come nel rap si dà particolare rilievo alla parola rispetto alla melodia, così il graffito privilegia la parola scritta rispetto al disegno. Equi sta probabilmente il nodo della questione: l'esigenza dei gruppi sociali emarginati di inserire le proprie parole, pur se smozzicate, intermittenti, veloci, all'interno del chiacchiericcio del mondo. Andy Warhol anni fa diceva che in futuro tutti avrebbero avuto i loro quindici minuti di celebrità. Nella periferia di LosAngeles e Diisseldorf un graffito è probabilmente l'unico modo per conquistare quei quindici minuti.

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