• al controllo della parola. Se l'indicazione diventasse norma sconvolgerebbe la pratica politka italiana, che prospera grazie a un dissennato uso delle parole. Non ci riferiamo all'onesta schiettezza del neo sindaco di Lecco che propone programmi "circoncisi". Ci riferiamo agli strateghi della politica italiana, agli inventori di una nuova lingua che si onora di induci, di convergenze, di apparentamenti. LASCRITTURSIAESERCITA S i terrà a Lucca dal 31 agosto al 6 settembre la manifestazione "Scrivere oltre le Mura": sei corsi che toccano quasi tutte le forme di scrittura creativa. Narrativa con Pietro Pedace, docente di letteratura alla New York University e di scrittura creativa alla Sapienza di Roma; scrittura teatrale con Julio Cesar Monteiro Martins, scrittore brasiliano, docente di scrittura creativa al Goddard college negli Stati Uniti, docente di letteratura brasiliana all'Università di Pisa; sceneggiatura con Vincenzo Cerami, scrittore e tra i più noti sceneggiatori italiani; sceneggiatura del fumetto con Lorenzo Bartoli, sceneggiatore di Arthur King, disegnatore della Sergio Bonelli Editore; Valerio Magrelli, poeta e professore all'Università di Pisa; teoria e tecnica della traduzione con llide Carmignani. Ci sono poi tre corsi un po' particolari: saper leggere con Stefano Velotti, docente di estetica alla Sapienza di Roma; la parola e l'immagine con Andrea Bocconi della Società italiana di psicosintesi; dalla scrittura alla maschera, corso per bambini, di Fabiana Carnicelli. I corsi, per un numero massimo di 25 allievi, saranno tenuti in_alcuni tra gli spazi più belli della città: le casermette e Villa Bottini. Il costo varia dalle duecentomila alle cinquecentomila lire. Per informazioni tel. 0583/ 47660. ILMUSEODELLBAIENNALE S bagliamo a identificare col curatore di turno la Biennale Internazionale d'arte di Venezia. Nonostante il protagonismo del critico del momento - e Germano Celant, curatore di questa 47esima edizione è un vero campione in questo senso - la Biennale è fatta soprattutto, anche quantitativamente, dalle 1997 opere dei padiglioni nazionali. I curatori dei quali fanno le loro scelte indipendentemente dalle direttive del curatore tardivamente nominato dall'Ente Biennale. Diversamente da quanto sostiene lo stesso Celant, l'ormai secolare schema bicanalesco dei padiglioni ha ancora senso, essendo tutta da dimostrare la globalizzazione del mondo dell'arte (che Celant chiama "tribù nomade" assoggettandola, sulla scia dei versi di Leopardi, al fascino di allegoriche lune, stelle e pianeti rappresentati dagli artisti stessi). È vero, invece, che ognuno esiste sempre in relazione al contesto nel quale vive e opera; il lavoro di un'artista pienamente inserita nel grande giro internazionale qual è l'inglese Rachel Whitehead, tanto per fare un esempio, nasce ed esiste "grazie" alle periferie degradate della Londra thatcheriana. Nasce ed esiste all'interno della dimensione domestica - e proprio un appartamento sembra il padiglione inglese, con le sue stanze inanellate - della quale Whitehead registra la forma del tempo rilevando con i calchi gli spazi vuoti e di risulta. Un altro padiglione che ho molto apprezzato è quello dell'Olanda per la capacità dimostrata da Mik e Oorebeek di coinvolgere organicamente l'ambiente del loro padiglione con opere e ambienti che, pur relazionandosi, mantengono la loro individualità. Quello del rapporto con lo spazio, di approccio critico al contesto architettonico, è del resto una costante di questa Biennale. Basti vedere come si è mosso un pittore come il portoghese Sarmento, con i suoi quadri appositamente preparati per le stanze di Palazzo Vendramin. E basti vedere come sono andate le cose all'interno del Padiglione centrale, ai Giardini del Castello e delle Corderie dèll'Arsenale: ossia nei luoghi dove ha preso corpo l'altra metà della Biennale, quella firmata da Celant che, com'è ormai a tutti noto, ha riuniti circa sessanta artisti, appartenenti più o meno a tre generazioni, sotto il titolo di "Futuro Presente Passato". Ognuna delle "stelle di diversa grandezza" galleggianti "in una galassia enorme" - tanto per citare la siderale prosa di Celant che sembra proprio essere stato fulminato dal recente restauro della trilogia di Guerre stellari - ha fatto più o meno i conti con lo spazio a disposizione. Del resto proprio in questo senso mi sembra vada buona parte della ricerca di oggi: che facciano scultura o installazione o ambiente o performance o, anche, pittura, tutti ormai si relazionano allo spazio tridimensionale che hanno intorno. E in questa direzione conduceva inevitabilmente l'allestimento pensato da GaeAulenti per le Corderie, dove è stata evitata, fortunatamente, la mortificante divisione in tanti stand allineati, lasciando alle monumentali colonne di scandire ritmica-
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