Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

certa ten6ione all'iperbole, a volte 6Uggellata da punti e6clamativi ("La più grande criminale mai e6iMita!", "La donna-Barbablù!" .. .), ancora più accentuata nella 6crittura drammaturgica. Sì,ma un'iperbole sempre un po' ironizzata, subito dopo abbassata, usata con una forte connotazione ironica. Il tema dell' intormazione" e della ··meMa in pubbli.co' è pre6ente 6ia ne "La tempeMa" che in queMa "Depo6izione". La meMa in pubblico della 60Uterenza 6embra una neceMità e in6ieme una condanna ... Direi che è caratteristico del nostro tempo. Questa esigenza che il privato si faccia pubblico continuamente, questa ineluttubile destinazione pubblica del privato è un momento essenziale: senza di esso non si capiscono tante cose. Qual è il rapporto con la memoria e con la realtà nel wo proceMo creativo? Quale parte riveMe la memoria di tatti accaduti nell'elaborazione di un 6U0 teMo? E6iMono occa6ioni concrete? L'e6perienza della 6Crittura non può tare a meno di rimandare più o meno mediamente al reale. Vorrei Mpere la parte che ha nella 6Ua 6crittura queMo ··reale"'. Ha una parte enorme. Certo, non si può dire che ci sia sempre un riscontro preciso tra un fatto e la sua traduzione letteraria, ma sicuramente è un accumulo straordinario di dati, sollecitazioni, impressioni, pensieri che sorgono attorno a un fatto: è tutto ciò a confluire in questa mia poetica, da cui niente resta escluso. Alcune cose risultano più vicine alla loro origine, si distinguono per quello che erano quando sono apparse nella vita, lette, viste, sentite, ascoltate, a cui ho assistito ... Altre invece sono mediate e finiscono per suscitare a loro volta altre immagini, in un processo molto complesso, anche inconscio. li reale resta una miniera inesauribile. C'è qualco6a 6i 6imile a una nece66ità "'bi6iologica" nell'u6o della parola. qua6i che - lo dico 60/0 per chiarire e 6enza in6i6tere troppo 6ulle diMinzioni - abbia più importanza il 6uono ri6petto al 6en60. t come 6e que6ta parola tene66e la vita aggrappata a un tilo; c'è qualcoM di rituale, in tondo. in tutto ciò. t una 6pecie di e6orci6mo, la parola ... Assolutamente, e qui forse più che altrove, perché la protagonista affida a questo esorcismo della parola la propria salvezza, il proprio scampo. C'è questa presenza addirittura "fonetica" della parola, senz'altro. C'è un punto in cui ne Ladeposizione si parla della parola che potrebbe essere sostituita dal pianto puro e semplice, perché il pianto è in realtà la lingua che tutti capiscono. Mi viene in mente anche il fatto della realtà, dei riferimenti. In un bellissimo punto, Wagner dice che il suono originario è il lamento. La presenza nuda del fonema implica in fondo tutto un lavoro sullo stile, sulla lingua, lavorando non nella direzione di un'autonomia fonetica per bellezza della parola, ma nel senso profondo che è la materialità della parola, il "corpo" della parola. Il tema della "meMa in pubblico··. 6pecie con riguardo alla 6cena. può introdurre a quello della "di6tanza". A certo punto, la protagoniMa del monologo. que6ta "Barbablù" donna. incontra drammaticamente que6ta diManza, che in teatro è paradoMalmente raddoppiata. perché c'è anche un pubblico ... Ladistanza del pubblico dal palcoscenico è fondamentale: l'esibirsi attraverso la distanza, il cercare, da parte degli attori, di colmarla sapendo benissimo che poi alla fine non si colmerà mai definitivamente. Quindi c'è una di6tanza da 6é. da ··altri impenonali", e poi da ··altri bi6ici" che 60no il pubblico. t tutto un gioco che pertiene alla recitazione. Il gioco della distanza a teatro è fondamentale. Nello spettacolo la distanza è il primo oggetto che va in scena. li pubblico si vede staccato, ma contemporaneamente diventa il prossimo di coloro che sono sulla scena. li senso dell'importanza della distanza tra sé e gli altri, tra sé e il corpo, tra sé e sé: il teatro offre questo gioco molto complesso, e in questo caso perfino accresciuto, perché nel monologo l'attore non dialoga con altri attori come se il pubblico non ci fosse, ma dialoga direttamente con il pubblico; quindi è proprio una ricerca del prossimo, nel senso letterale di "altro" della parola. Qua6i che rivolgendo6i al proMimo 6i cerchi in qualche modo anche una riconciliazione con 6e 6teMi, un riavvicinamento che può paMare 60ltanto attraver6o l'altro. Più che un riavvicinamento, addirittura un ritrovamento. /Manti di. comunione. bina/mente: ciò che nel momento "teatrale" per eccellenza può accadere. Nella di6perazione, la protagoni6ta di que6ta vicenda drammatica inizia a invocare tutto: Dio, cot>e.per6one. animali, in una 6pecie di equivalenza univer6ale. un rituale caotico che vorrebbe aiutare azzerando. dare 60llievo rimuovendo ogni certezza acqui6ita. Propone una 60rta di identità rove6ciata. 6pecchio di un mondo ormai irriducibilmente plurale. imp/060: ciò che del re6to trova ri6contro nel carattere ··onnivoro" del 6U0Mi/e e quindi anche di ciò che accade al per6onaggio. Mi fa piacere che si sia accorto del

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