Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

o~---+-"I l~u~O __..g!~~~~~a{ b~a~n------+-j I ~A=ndr~eCa=arr~aro_ i= ~ Dalla strada i ruderi della Villa di Nerone non sono che pochi sassi bruni dietro una grata fitta dipinta di verde fra sterpi e rocce spigolose e lo sfondo acciaio del mare. Ma occorre scendere sul lungomare della Riviera di Ponente per cominciare a vedere qualcosa. Ricordo tutto, eppure sono passati trent'anni. Cristo, trent'anni. La strada non era neppure asfaltata, passavano rare automobili sollevando fitti polveroni. un paio di stabilimenti spartani. I venditori ambulanti di cozze. Ecco le grotte neroniane, piene zeppe di cartacce e immondizia e qualche siringa, ch'erano adibite a magazzini del porto, poi una sfilza di angusti loculi dove l'acqua ristagna. Esulla destra, proprio in prossimità dei miseri grumi sassosi che costeggiano la strada alta, uno scorcio ancora parziale di maestose vestigia aggrappate al versante: monconi di archi, grotte, volte sospese... Trent'anni. L'ombra di mio padre. La sua voce monotona. I nostri passi. Dovevo razzolargli intorno eccitato e festoso come un cagnolino. "Ci facciamo il bagno là sotto, dal mare si vede la villa". Un mutamento improvviso di programma, mia madre e mio zio ci aspettavano su, divorando cozze crude spruzzate di limone. Ne avevo appena fatta una scorpacciata anch'io e mia madre aveva protestato contro mio padre: "Sei incosciente, ha appena mangiato!". Ricordo DallavilladiNerone Sono paooati trent'anni. [eco le grotte, piene zeppe di cartacce e immondizia e qualche Diringa. La Mrada non era ancora a◊taltata. Trent'anni e un ricordo il suo profilo impettito fra le palme e i cactus contro la balaustra. L'alzata di spalle di mio padre. Euna gioia smisurata fatta di trasgressione, di virile e beffarda complicità, della voglia di immergermi e nuotare a insieme a mio padre. Scendo sull'arenile, una ventina di metri sotto di me: una vasta spianata bianca che scintilla sotto i raggi solari e piccole figurine scure che vi brulicano sopra e una palla minuscola come una biglia che vola in aria e descrive un arco che lambisce la tavola sghemba del mare. li sole picchia duro oggi e le gambe pesano di più a ogni gradino. Dabbasso una fila di ragazzotti tatuati se ne stanno accovacciati sulla rena presso un campetto immaginario delimitato dal bagnasciuga e da due piccole porte fatte di assi di ferro mentre i loro compagni si affrontano in una partita animosa, gagliarda. Mi giungono a folate, trascinati dal vento, i colpi al pallone, le imprecazioni rudi, sorde, i richiami squillanti. Resto per un po' a guardare di lontano ammirato quei corpi nudi, atletici che sudano e faticano come io non faccio da anni. L'ammirazione sfuma nell'invidia e nella rabbia: sono un quarantenne infiacchito flaccido. Passooltre. I piedi affondano e le scarpe da tennis si riempiono di sabbia. sento scorrere granuli caldi fra le dita dei piedi. Mi accosto al bagnasciuga, mi spoglio. Lascio i vestiti sulla riva e mi immergo lentamente, lentamente, con il cuore che batte a martello e un gran desiderio di piangere. il mio primo bagno della stagione. L'acqua ancora fredda, non pensavo fino a questo punto. Potrei rinunciare, nessuno me lo impedisce. Invece proseguo. Brividi per tutto il corpo, la pelle da cappone sulle braccia, i coglioni rattrappiti. Mi bagno i capelli e mi chino come fanno le signore. E finalmente mi tuffo e nuovo, nuoto. Ci metto poco a sfiancarmi. Ancora poche bracciate, e raggiungerei i frangiflutti di cemento. Ma a che scopo? Allora non c'era, almeno non c'è nel ricordo. Nella memoria si è fissato l'odore buono di mio padre, le sue gran- 8 di mani che mi sollevano sopra le spalle, l'imponente mole della villa che colma tutto lo spazio della baia, la sua voce bassa, vedi, quelle dovevano essere i moli d'attracco delle navi, quelle le cantine ... eppoi le figurine di mia madre e di mio zio che si sbracciano sul lungomare. Faccio il morto a galla e piango. Credo di non aver mai pianto facendo il bagno in tutta la mia vita. Piango perché ho l'età di mio padre. Perché lui non c'è più e sfido il madre da solo. Perché mio figlio Giacomo un giorno mi vedrà morire. Però basta immergere la testa e le lacrime spariscono. Fra poco uscirò e nessuno si accorgerà di niente. Sarà stata la salsedine ad arrossarmi gli occhi. li mare non tradisce, lava via tutto.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==