Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

concorrenza degli Stati Uniti incoraggia molto l'arte di stato). C'era una giovane signora di origine pakistana che faceva la giornalista e voleva scrivere un romanzo d'amore ambientato nel mondo del giornalismo. C'era una madre di famiglia che abitava a Oshawa (mezz'ora a nord di Toronto) e per venire al corso di scrittura aveva lasciato i bambini al marito; era la prima vacanza che si prendeva da quando erano nati, diceva. C'era una professoressa di s~oriadell'arte nata in Polonia e venuta in Canadada ragazza, che era l'unica con la quale potevo parlare di letteratura europea. E infine c'era un signore in calzoncini corti che faceva l'avvocato e voleva scrivere un romanzo d'intrigo ambientato nel mondo politico di Ottawa. Il primo a darci il benvenuto fu Graeme Gibson, un uomo alto, magro e rugoso, dalla barba incolta e dal vago tono profetico di scrittore dei boschi poco abituato alla città. Ci raccontò come aveva cominciato a scrivere imitando Joyce e il flusso di coscienza, e come il suo migliore amico aveva stroncato il suo primo tentativo di prosa con una lettera che era più lunga del suo manoscritto. Ci disse come infine fosse riuscito a scrivere un primo romanzo (Five Legs) e della fatica immane che gli era costato. Ammise che per finire un libro ci metteva dai cinque ai dieci anni e che la sua più grande fortuna era stata quella di sposare una scrittrice di successocome Margaret Atwood, altrimenti non si sarebbe mai potuto permettere di fare lo scrittore. Quando seppe che io ero italiano mi disse che stava leggendo Lapelle di Malaparte, e che lo trovava straordinario. Ci disse, infine, qual era l'idea di Canadache cercava di esprimere nella sua prosa: era l'impressione che gli aveva destato, da bambino, un racconto di parenti anziani. Una sua antenata abitava in una fattoria isolata nei boschi dell'Ontario. Un giorno era uscita di casa con in braccio il suo Pfimo bambino e le era sembrato di vedere suo marito appoggiato di schiena alla staccionata. Si era diretta verso di lui in silenzio, per fargli una sorpresa, ma prima di arrivargli vicino aveva cambiato idea e lo aveva chiamato. Suo marito si era voltato, e non era suo marito, era un orso. • "Suppongo che Graeme abbia già finito con la parte teologica" disse Margaret Atwood entrando a quel punto e prendendo il posto del marito. In Italia la Atwood è conosciuta, ma in Canada è un monumento nazionale. I suoi folti capelli scuri, il suo viso dal mento sottile e il perenne sorriso ironico sotto i rotondi pomelli delle guance fanno mostra di sé dai muri di ogni libreria canadese. Anche se gli intenditori di letteratura locale le preferiscono Mavis Gallant o Alice Munro per il loro stile più ricercato, Margaret Atwood è, come Toni Morrison negli Stati Uniti, un'artista nazional-popolare, una scrittrice i cui romanzi sono casi di coscienza dell'intero paese. I miei compagni di corso pendevano dalle sue labbra, ed era appena immaginabile l'orgoglio con cui sedevano nella sua classe. Margaret e Graeme (li avremmo chiamati poi così, per loro desiderio) ci divisero in due gruppi. Ogni gruppo doveva assumere il nome di una fittizia casa editrice, nominare un editor, un comitato di redazione, discutere la politica editoriale (che cosa volevamo pubblicare? romanzi? vita vissuta? solo libri o anche una rivista? i nostri scopi erano commerciali o culturali?) e formare un comitato di lettura che avrebbe esaminato ciò che gli altri quattro iscritti al corso avevano presentato come prova di ammissione. Dopo di che avremmo dovuto scrivere una lettera ad ognuno di loro, decidendo se accettavamo o no di pubblicare il loro scritto e suggerendo varianti e modifiche se era il caso. La lettura e la preparazione delle lettere poteva anche essere individuale, e gli avremmo dedicato i pomeriggi. La mattina era per la lettura ad alta voce e per le discussioni collegiali. li tardo pomeriggio era riservato agli incontri con i conferenzieri invitati e con le case editrici. Ognuno si mise a leggere quello che gli altri avevano presentato. Il romanzo giallo della preside appena divorziata iniziava descrivendo una donna che sembrava una preside appena divorziata e che si cacciava volontariamente in una storia da romanzo giallo. Il problema era che non si capiva assolutamente chi glielo facesse fare, e anche a chiederglielo non lo sapeva nemmeno lei. La professoressa di educazione artistica con gl occhiali a doppi vetri ci fece leggere tre frammenti di un romanzo che si svolgeva in un circo. Era un romanzo sperimentale in cui non si sapeva chi stesse parlando a chi perché i personaggi non avevano un nome o ne avevano molti. O almeno, fummo noi a concludere che era un romanzo sperimentale e che quello era il motivo per cui non ci si capiva niente, perché lei pensava di aver scritto una cosa normale. La ragazzarobusta e dall'aria sveglia aveva scritto un racconto in cui padre e figlio, entrambi medici, andavano a vedere i leoni marini sulla spiaggia del lago Huron. li padre diceva di vederli, il figlio diceva di no. Il padre aveva divorziato quando il figlio era piccolo, e il figlio non gliel'aveva mai perdonato. Il racconto finiva con il figlio che diceva al padre: "Avrei voluto che ci fossero, i leoni marini". Era bello. La giovane signora di origine pakistana che faceva la giornalista aveva cominciato un romanzo d'amore molto drammatico in cui la protagonista era una giovane

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