'scuole re CREATIVE WRITING CON LA ATWOOD I[ I pieghevole che mi arrivò a casa, a Toronto, era intitolato Humber School of Writing, riportava le date del corso (la prima settimana dell'agosto 1993),il prezzo dell'iscrizione (circa ottocentomila lire, quasi un milione se si prenotava anche la camera), e un programma abbastanza preciso. Bisognava mandare quindici cartelle di poesie, oppure un racconto o capitolo di romanzo della stessa lunghezza e un curriculum. Una commissione avrebbe letto il materiale inviato e avrebbe deciso a quale classe si veniva assegnati. Gli istruttori sarebbero stati scrittori e poeti canadesi, americani, inglesi e australiani. Tra i canadesi c'erano Margaret Atwood e Graeme Gibson, moglie e marito, che avrebbero insegnato assieme. Cerano giovani scrittori come Nino Ricci ed Eliza Clark, ed espatriati come Josef Skvorecky (l'autore de li saxbasso pubblicato da Adelphi). Tra gli americani, forse ci sarebbe stato Richard Ford, ed era sicura la presenza del poeta Hayden Carruth. Gli australiani erano rappresentati da Peter Carey. Scrittori di gialli e scrittori per ragazzi completavano il corpo insegnante. Lo Harbour front Reading Series di Toronto, che sponsorizzava il corso, assicurava di invitare editors importanti che ci avrebbero spiegato come funziona una casa editrice e come si fa (e soprattutto come non si fa) a sottoporre i propri manoscritti. Un mese dopo aver mandato il mio materiale mi arrivò una lettera con le congratulazioni per essere stato D.Giri/Rea/Contrasto ammesso alla classe tenuta da Margaret Atwood e Graeme Gibson, considerata, come poi scoprii, la più avanzata e prestigiosa dell'intero corso. Lo Humber College era una distesa di basse palazzine che sorgevano a sud di Toronto, in una spoglia zona periferica attraversata da autostrade e punteggiata da centri direzionali e commerciali. Sequalcuno ci abitava, le sue villette erano ben nascoste dalla vegetazione dei giardini. Nelle immediate vicinanze del College si vedeva solo un centro commerciale che la sera si riempiva di misteriosi ragazzini che non si sapeva da quale lontananza o vicinanza venissero e che facevano la coda al cinema multisala o si precipitavaro nelle arcades dei videogiochi. Non c'era un altro posto dove andare, nessun autobus si fermava da quelle parti e Toronto era a quaranta m{nuti di macchina. La collocazione era ideale per chi voleva concentrarsi, ma poco gradita a chi era venuto dagli Stati Uniti o da altre parti del Canada con l'intenzione di andare in città la sera. Era una prova di resistenza a cui ci sottoponeva la macchina organizzativa del corso che, come dovemmo poi convenire, era concentrazionaria ma perfetta. Lamattina del lunedì fummo accolti da impeccabili signorine che chiamavano uno per uno gli iscritti a ciascuna classe e li radunavano assieme. Gli istruttori arrivavano alla spicciolata, informali e sorridenti, accompagnati dagli sguardi luminosi dei futuri studenti. Poi, ogni gruppo per sé. I miei compagni di corso erano sette, sei donne e un uomo. Cera una preside di scuola media sui quarantacinque anni, alta, chiara di pelle, tratti anglosassoni marcati, appena divorziata, a cui era venuto in mente di scrivere un giallo. Cera una professoressa di educazione artistica giovane e minuta, con un viso più vecchio del suo corpo, che portava strani occhiali a doppi vetri: le lenti esterne, scure per difendere la vista dal sole, ruotavano su perni sottili e potevano essere fissati alle stanghette, lasciando in vista le lenti normali e creando un effetto da paraocchi. Cera una ragazza robusta e dall'aria sveglia che aveva avuto una borsa di studio statale per finire il suo primo romanzo (il Canada è un paese democratico, che per non sentirsi schiacciato dalla
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