Italia, guardando alla storia del vostro paese - che non si realizza però da un giorno all'altro. Una volta che le due parti sono state unite fisicamente, l'unità deve essere creata intellettualmente e a livello simbolico. Uno dei modi in cui la Gran Bretagna ha voluto definirsi è stato, appunto, ricorrendo alla qualifica di nazione protestante. Una definizione che prevedeva una realtà alla quale contrapporsi, dalla quale distinguersi: che era quella della Francia cattolica. Da allora il non essere cattolici è entrato nei cromosomi degli inglesi a rappresentare un fondamentale tratto caratteriale. In questo libro, dove si parla così frequentemente dei rapporti tra inglesi e francesi, non potevo quindi trascurare un aspetto così rilevante. Lei però. 6e non 6baglio. non è re/igi.O6O. é, con U cattoUce6imo è 6tato 6pe66Omolto critico. Ai limiti della bla6bemia, 6econdo alcuni: pen6o alla de_- 6crizione irriverente e 6Canzonata che ba dell'epi6odio dell'Arca di Noè nel 6UO "Una 6toria del mondo in dieci capitoli e mezzo"... (8 È vero, io non ho una fede di tipo religioso, ma sono molto interessato ai sentimenti, alle aspettative e alle passioni che il credente riesce a ricavare dal suo credere in Dio. Ad esempio, invidio chi non prova quella grande solitudine di tipo cosmico che a me capita di avvertire così frequentemente. Sarei stupido, quindi, a non ammettere che la grande maggioranza degli uomini crede in un dio: e come narratore io non posso trascurare questo aspetto fondamentale della vita dell'uomo. Parto però da un angolo visuale molto favorevole: descrivendo da ateo le ragioni di chi crede, posso essere molto obiettivo. La fede non fa velo alla mia lucidità intellettuale. Anche se poi capisco che chi crede non condivide questo mio giudizio: per loro sono solamente un miscredente che insulta ciò di più sacro in cui loro ripongono tutte le loro speranze. Ma voglio far notare che, considerando due delle guerre peggiori che hanno funestato l'Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale - ovvero le guerre civili in Irlanda e in Jugoslavia - bisogna avere l'onesta intellettuale di ammettere che si tratta in entrambi i casi di guerre a sfondo religioso. Equesto non fa onore all'idea stessa di religione. Quindi lei della religione ribiuta 6Oprattutto la degenerazione in banati6mo? Proprio così. lo non credo, ma rispetto di altri che credono fino a quando non cercano di fare proseliti, obbligando gli altri a seguire la loro fede. Legrandi discussioni seguite al caso Rushdie - quando si è cercato in tutti i modi di favorire la cosiddetta conversione dello scrittore ad altre religioni più aperte e tolleranti - ci hanno chiarito che forse una sola religione, il buddismo, non contempla il concetto di blasfemia. Tutte le altre hanno un vocabolario ricchissimo di termini che evocano punizioni, torture e condanne da infliggere a chi non crede e deridono chi crede in altro. Solo il buddismo, in qualche modo, si salva: è una religione così raccolta e, in un certo senso, "fredda"... Ma non voglio essere frainteso. Non diventerò buddista. Mi piace solo l'atteggiamento, rispetto nei confronti di chi la pensa in maniera diversa, assunto da questa religiÒne. Abbiamo appena meMo a buoco le ragioni del 6UO6guardo laico nei conbronti della realtà. che lei abbronta quindi 6enza il conborto di alcuna religione. é, bone. proprio per que6to, la morte bini6ce per eMere una pre6enza importante nei 6UOi libri. Nell'ultimo romanzo "Oltremanica ...un penonaggio che le 6omiglia molto ribiuta di 6entir6i "anziano". 6paventato evidentemente dallo 6correre del tempo. A un certo punto dice che "per e66ere uno 6Crittore, è in un certo 6en6o neceMario declinare la vita ..... È vero che questo personaggio è in parte autobiografico, ma si tratta di un'autobiografia futura, visto che la storia è ambientata nel 2015. Mi auguro solo che arrivato a quel punto della mia vita avrò un carattere più allegro e leggero... Ma lei ha ragione a sottolineare la mia ossessione per l'argomento morte. Ed è probabile, invece, che con il passare degli anni questa ossessione diventi ancora più estrema. Il fatto è che non mi vengono in mente dei romanzi davvero riusciti su un tema così affascinante. Ecco, potrei provare io a scriverne uno ... Per quanto riguarda poi la necessità, come dice il mio personaggio, di "declinare la vita", questa è la domanda che tutti gli scrittori, prima o poi, si pongono. Tu stai ore e ore, da solo, davanti al foglio bianco poggiato sulla scrivania; immagini la vita di persone che non esistono realmente. Questo tipo di esistenza non coincide con ciò che le persone normali definiscono vita. Offrendo ai tuoi personaggi una chance d'esistenza, in qualche modo bruci alcuni momenti del tuo vivere reale. Declini, appunto, attimi che ti appartengono e potresti spendere diversamente. li protagoni6ta di "é,vermore". andando a vi6itare il cimitero militare dove 6ono 6eppelliti i caduti della Prima guerra mondiale. i co6iddetti Di6per6i della Somme, 6i chiede 6e wrà mai po66ibile "paMare la memoria". "inne6tarla nelle menti di individui troppo giovani per avere certe cono6cenze dirette". Anche lei. come il 6UOper6onaggio, ha paura del "grande oblio"? Sì,anche per me, come per la maggior parte delle persone sensate è una preoccupazione reale. Forse, all'oblio, io ci penso fin troppo. Senoi ripercorriamo la
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