Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

a entrare in contatto con tutto ciò che è diverso in quanto tipicamente inglese. Ma lo ha amato 6ubito, que6to pae6e 7 Direi proprio di no. Laprima volta che sono arrivato in Francia avevo tredici anni. Ero molto timido, avevo quasi paura di questo paesecosì importante per la mia famiglia. Mi ricordo ancora la prima volta che mio padre mi ha mandato, da solo, a comprare il giornale. Anche se studiavo il francese già da due anni, sono stato praticamente incapace di pronunciare le poche parole indispensabili per farmi capire dal giornalaio. L'amore è venuto dopo, in maniera lenta e progressiva: solo intorno ai trent'anni ho cominciato ad apprezzare davvero questo paesee la sua cultura. Il "Sunday Telegraph" ha 6Critto che neMuno più di lei ··ha contribuito alle relazioni anglo-urance6i dai tempi Edoardo VII". Co6a penw che i lettori urance6i abbiano apprezzato di più della 6Ua narrativa dai tempi del popolariMimo "Il pappagallo di Flaubert": l'ironia? Prima di tutto loro apprezzano il fatto che io conceda così tanto spazio, nei miei libri, al loro paese: e questo mi sembra semplice e naturale. Sedovessi spiegare razionalmente perché questo accade non ne sarei capace. È come se non riuscissi a trattenere, i miei personaggi, che si sentono continuamente attratti dalla Francia e perciò scappano in quella direzione. Ma è anche il mio modo di scrivere, a interessare i lettori francesi: ai loro occhi appare veramente e profondamente inglese. Certamente, come lei dice anche grazie al senseof humour. Quindi ai loro occhi lei calza a pennello lo 6tereotipo dell'ingle6e colto, intelligente e rauuinato? È possibile. Forse è proprio così. Ma se per i francesi sono molto, molto inglese, per i miei connazionali. .. sono un po' troppo francese. Quindi gli ingle6i non ritengono che la 6Ua 6Crittura 6ia tipicamente anglo6aMone? No, dicono che sono spudoratamente e pericolosamente a favore dell'Europa. Ma lasciamo perdere. Torniamo al 6UO libro. Ci 6ono due 6entimenti che attraver6ano e condizionano molti racconti di "Oltremanica": la no6talgia e la malinconia. Entrambi e6primono una diuuicoltà di rapporto con il proprio pre6ente, non le 6embra? Questo non glielo so dire: ciascuno legge un libro e ci trova qualcosa di diverso. È però certo che non era nelle mie intenzioni parlare della difficoltà che lei ha individuato dietro ai sentimenti della nostalgia e della malinconia. È vero però che molte delle storie di questo libro sono ambientate nel passato o hanno, comunque, lo sguardo rivolto verso anni lontani. Della nostalgia non so che dire: implica una certa colorazione sentimentale, nella visione del passato, che non so quanto mi appartenga. Semmai mi riconosco di più nella malinconia e in un certo senso del dramma della vita quotidiana. Ma poi esistono anche racconti divertenti ed esilaranti, come quello dell'inglese che viene coinvolto nelle sedute, nelle discussioni a sfondo sessuale del gruppo dei surrealisti francesi. E lui, poverino, continua a raccontare con orgoglio quei giorni senza sapere che, invece, proprio da lì parte l'evento più segreto della sua vita. Qualcosa che riguarda sua moglie e che lui non arriverà mai a scoprire ... Quando noi leggiamo la Moria di que6t'uomo, che non cono6ce il 6egreto cu6todito gelo6amente dalla moglie. per una vita. i.ntera, prima 6orridiamo e poi ci accorgiamo di provare una grande amarezza. [ il 6Orri60 ci 6i 6morza 6Ull.e labbra .. Qualunque sia il motore o il principio che governa la nostra esistenza, l'ironia ne è parte essenziale. C'è una grande casualità, in tutto questo, ma è importante comprendere che tutti i nostri sforzi, tutti i nostri vezzi, vengono derisi da un principio che ci sovrasta. Per questo è essenziale convivere con l'ironia. Accettarla. Anche sea volte è difficile o doloroso. Quando venne pubblicato per la prima volta in Italia "Una Moria del mondo in dieci capitoli e mezzo". lei preuerì. parlare di "romanzo", anche 6e uormalmente 6i trattava di racconti. alternati a pagine wggi6tiche. Anche "Oltremanica" per l.ei è da con6iderare un romanzo? No, questa è senzadubbio una raccolta di brevi narrazioni, anche se le storie che racconto finiscono per dar vita a un universo compatto e coerente, quello che conta è la diversità della vita e delle esperienze descritte. Non si ricerca - a 8 differenza del libro a cui lei ha fatto riferimento - una unità tematica che non sia quella, di superficie, data dal raccontare il destino di alcuni inglesi che decidono di lasciare il proprio paeseper andare in Francia. Leggendo racconti come "Raccordo .. e. 60prattutto. "Dragoni". 6i ha l'impreMione che la religione 6ia uno dei nodi uondamentali di que6to 6UOlibro. E infatti è così. In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante sulla storia inglese, nel quale si racconta come, durante il Diciottesimo secolo, l'Inghilterra si sia definita nazione. Loscopo della fusione tra Inghilterra e Scoziaera proprio quello di creare una nazione: un processo- come sapete bene anche voi, in

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