r ,co,--- intervista e JULIAN BARNES, UNO SGUARDO \ § i potrebbe pensare che Julian Barnes sia spinto a privilegiare la storia soprattutto per colpa (o per merito) del suo pudore. Lo ha confessato più volte, di essere "il contrario di un autore che s'impone ai suoi personaggi", ma fino a oggi non aveva mai spiegato esplicitamente le ragioni profonde di questa sua scelta. Negando il valore superiore e perciò insostituibile del proprio "io", vuole lanciare un messaggio a chi guarda con ridicola compiacenza alle proprie manie e ai propri tic, dimenticando di voltarsi indietro verso quel passato che ha già messo in scena - e ha già ridicolizzato - le umane debolezze e le patetiche ambizioni di quanti credono di esaurire il mondo in se stessi. Ora, grazie alla casa editrice Einaudi che ha, quasi contemporaneamente, ristampato Una storia del mondo in dieci capitoli e mezzo e proposto i nuovi racconti di Oltremanica, possiamo confrontarci con il filone più decisamente "storico" della narrativa di Julian Barnes, scoprendo i legami esistenti tra il primo libro, che è del 1991,e questo, pubblicato in Inghilterra nel 1996.Barnes chiarisce la sua responsabilità di scrittore accettando di trasformarsi in "innescatore di ricordi": nel racconto intitolato Evermore un suo personaggio si chiede "se fosse possibile passare la memoria, innestarla sulle menti di individui troppo giovani per avere certe conoscenze dirette". Spaventato dal "grande oblio", lo scrittore inglese rispolvera un secolo di storia, concentrandosi su quegli eventi (a volte anche marginali, come una gara di ciclismo JulianBames. o una partita di cricket) che hanno determinato lo stato attuale dei rapporti tra Inghilterra - paese nel quale è nato, cinquant'anni fa - e Francia, patria d'adozione, luogo di vacanze, di evasioni intellettuali ma anche terra del riconoscimento artistico, visto che dai tempi del suo Il pappagallo di Flaubert(originalissima riflessione "romanzesca" attorno alla biografia dello scrittore francese) ogni libro di Barnes è acquistato, letto e apprezzato negli ambienti intellettuali francesi che contano e fanno tendenza. Certo uno scrittore d'humour felice e feroce come Barnes non poteva non prendere in giro anche questa sua disposizione ad amare la Francia: "Avere opinioni idealistiche sulla propria nazione - avverte in Tunnel - è pericoloso e malsano, visto che basta un attimo di lucidità per provare rapidi e cocenti disincanti. Gli altri paesi esistono perciò per dare spazio all'idealismo: rappresentano una forma di Arcadia". Ma l'ironia non lo distrae affatto dalla sua missione: raccontando gli anni in cui un compositore inglese (Interferenze) per esercitare la propria libertà era costretto a scegliere la via dell'esilio, oppure ricordando quanti pregiudizi o malintesi accompagnarono la costruzione della prima ferrovia ParigiRouen (Raccordo), o l'intempestività di un incontro di cricket (Melone) tra inglesi e francesi previsto proprio nei giorni della rivoluzione del 1789;e ancora, rivivendo la ferocia della Prima guerra mondiale in un racconto (Evermore) dove un piccolo cimitero di campagna racconta i dimenticati Dispersi della Somme, lo scrittore vuole semplicemente invitarci a ricordare. Perché la memoria collettiva, avverte, è "qualcosa di più della somma di memorie individuali". Questo conta, per Barnes: "innescatore di ricordi" disposto a far fare un passo indietro al suo "io" individuale. Segli altri, volontariamente o involontariamente, cancellano, rimuovono, dimenticano, lui fa di tutto per tenere viva la memoria. Prende un secolo, il Novecento, prende due popoli - inglesi e francesi - mescola difetti, pregiudizi, rapporti non sempre idilliaci e li racconta. Ma come è nato que6to 6UOintere66e per la Francia? Dipende da ragioni strettamente familiari: i miei genitori erano entrambi insegnanti di francese. Così,all'Università, io ho studiato questa lingua e questa cultura e la Francia è stata il primo paese che ho visitato. Per quattro o cinque anni, le mie vacanze le ho passate in Francia, dove ho vissuto anche per un intero anno della mia adolescenza. È così che la Francia è diventata il mio secondo paese, il punto di riferimento fondamentale per
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