Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

• ROCKITALIANO StefaniaGalegati,dal catalogo "modie luoghi", a cura di RobertoPinta edito dal comunedi Milano I mondo rock italiano non è mai stato così vasto e prolifico come negli ultimi anni: ma il successo, quello con la "S" maiuscola, continua ad arridere quasi sempre, purtroppo, ai soliti noti. Formare una band è il sogno di moltissimi giovani, e provarci con la musica potrebbe anche essere una strada per sfuggire alla diffusa mancanza di lavoro: male che vada, resta pur sempre un divertimento, dai costi neanche tanto elevati, se si elimina la spesa iniziale dello strumento in sé, alla quale spesso partecipano benevolmente i cari genitori. Ovviamente con l'eccezione di giovani particolarmente sfigati, la realizzazione di un cd oggi è praticamente alla portata di tutti: il problema è piuttosto come riuscire a farlo conoscere al pubblico, e quindi a venderlo . Questa è la vera nota dolente: da sempre il mercato, da noi più che altrove, è dominato dalle grandi multinazionali del disco, che decidono a tavolino chi e che cosa dovrà avere più spazio e quindi sarà, per forza di cose, destinato al successo. E dunque alla radio, così come in televisione, vengono passati sempre gli stessi artisti, sempre le stesse canzoni, per mesi e mesi. Fortunatamente esiste ancora qualche isola felice, qualche radio, per usare le famose parole di Eugenio Finardi "libera veramente", non omologata, con la voglia di trasmettere un po' di "musica ribelle", o più semplicemente quello che più le piace, senza costrizioni o, per usare un eufemismo, suggerimenti. Lasciando da parte i vari Nek, Ramazzotti, Pausini eccetera, e facendo riferimento esclusivamente alla musica rock, ci si domanda se sia possibile che esistano i soliti Ligabue, Litfiba e Vasco Rossi, oppure se ci sia anche dell'altro. Certo che ci sono anche altri, come ci ha mostrato il concertane del Primo maggio: Negrita, Timoria, Bluevertigo, per citare solo alcuni tra quelli apparsi nella kermesse di San Giovanni. Ed è proprio da que1997 sti nomi che possiamo prendere le mosse per domandarci: sono proprio gruppi come questi gli esempi più interessanti del nuovo panorama rock made in ltaly? Probabilmente no. Sicuramente sono nuovi (anche se in particolare i Timoria sono già in giro da qualche anno), ma certamente non sono tra i più validi. Anzi: sono semplicemente alcuni di quelli su cui le major discografiche puntano maggiormente (basti guardare il battage pubblicitario riservatogli sulle riviste specializzate). Eppure l'Italia è piena di musicisti rock con molte più cose da dire, e che purtroppo, essendo considerati poco commerciali, non hanno lo spazio che meriterebbero. Vogliamo allora provare ad azzardare qualche paragone con i nuovi gruppi di successo citati, e così intanto cominciare a consigliare anche altri nomi, pescando nella recente produzione discografica del rock italiano non altrettanto conosciuto. Se è vero che nell'ambito del rock si è ascoltato e fatto di tutto, che non si inventa nulla, che è normale e facile, ma non per questo sbagliato, seguire un'idea di base, un modello su cui lavorare, cercando semmai di sviluppare il concetto e di arricchirlo con un tocco di personalità, è altrettanto vero che trovare questo tocco nell'ultimo album dei Negrita è molto difficile. XXX è un disco scontato dalla prima all'ultima nota, dove si usano tutti, ma proprio tutti, gli stereotipi cari al rock'n'roll di scuola americana. Tanto che il disco è stato registrato in gran parte negli States, senza però nessun guizzo di originalità, neanche nei testi, senza niente che sia dotato identità propria: un album. fatto come fosse Ligabue non essendo però Ligabue. Eppure la critica specializzata tutto questo si è guardata bene dal dirlo: anzi, ha contribuito a fare sì che ai Negrita possa essere assegnata la palma di gruppo rock italiano più sopravvalutato. Quanto ai Timoria, il loro Eta Beta è probabilmente la più grossa delusione dell'ultimo periodo. I precedenti lavori, pur non eccelsi, consentivano comunque di immaginare un miglioramento e una crescita artistica, che avrebbe dovuto sfociare in questo cd. Purtroppo i fatti smentiscono questa speranza: ci si trova di fronte a un disco di canzoncine banali e bruttine che non rendono certo giustizia alle possibilità dei Timoria, e soprattutto alle qualità vocali del suo cantante, Francesco Renga. La sensazione è quella di una smaniosa ricerca del successo, della consacrazione definitiva, che però come risultato non ha ottenuto altro che far perdere di vista la strada da percorrere, inducendo a costruire brani senza grinta, troppo poco omogenei, troppo diversi, come genere, l'uno dall'altro, e con strizzate

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