Poi Ollie fece gli scalini a due a due, salendo su, oltre il quarto piano, fino al tetto. C'era riso dappertutto. Ronnie doveva aver già dato da mangiare ai piccioni. La porta non era chiusa a chiave e questo significava che i ragazzi grandi erano sul tetto. Appoggiò il sedere alla porta e la spinse, diede un calcio a un mucchietto di riso e alcuni chicchi rimbalzarono sul catrame molle e sprofondarono. Appena si mosse, il sole accecante le fece socchiudere gli occhi. Ed eccoli là, i ragazzi grandi, ammucchiati tra il comignolo e il cielo come manichini in una vetrina, con le mani in mano e mezzi addormentati. Peter Proper, come al solito, era vestito di tutto punto. "lo sto pulito di natura" diceva sempre. Oggi non diceva nulla, stava solo seduto. Marbles, un ragazzino delle case popolari, aveva un libro aperto sulle ginocchia. C'era anche James, che si guardava un'unghia. EFerman, lo sballato dell'altro quartiere, e Frenchie, l'atleta. Dal comignolo fluttuava un turbine di cenere che si posava sui loro capelli come neve grigia. "Perché non vi sedete addirittura nell'inceneritore? Così vi sporcate meglio" gridò Ollie. Nessuno si mosse né disse nulla. Sperava che Frenchie almeno dicesse: "E' arrivata la signorina Lirigualunga" o che Peter la mandasse a comprare diciotto cent di formaggio fresco. Ne voleva sempre diciotto cent, ma le dava sempre un quarto di dollaro più una moneta da cinque cent. Che pacchia. "Nessuno vuole niente, oggi?" Socchiuse gli occhi con le mani sui fianchi, aspettando che quei manichini ricominciassero a comportarsi come Marbles, Peter, James e così via. Ferman allungò una gamba verso il cielo: "Ollie, quando impari a giocare con le bambole?" "Ferman, scemo che non sei altro, vuoi niente dal negozio? Sono troppo grande per le bambole." Ollie si tirò su i jeans. Ferman fece per dire qualcosa, ma il suo pubblico era quasi addormentato. La testa di Frenchie annuiva. James guardava fisso nel vuoto. Le pagine del libro aperto sulle ginocchia di Marbles si giravano da sole all'indietro, tre per volta. Peter Proper stava seduto dritto, la schiena appoggiata al comignolo e gli occhi chiusi per il sole. Ollie si girò e guardò oltre il bordo del tetto. Quel giorno non c'era nessuno nel parco e quasi nessuno per strada. Appoggiò il piede appiccicoso al parapetto e grattò via il catrame. Di sotto era tutto grigio, come se il comignolo avesse sparso la sua neve su tutto l'isolato. Chalky, il custode, stava caricando un materasso su un carretto. Magari avrebbe giocato a carte con lei. Lo aveva fatto proprio venerdì scorso, ma talvolta sembrava che nemmeno si ricordasse di lei e correva a nascondersi come se fosse stata King Kong venuto apposta per dargli una botta in testa. Ollie guardò la pista oltre le altalene. Vuota. Frenchie dovrebbe essere là a correre, pensò girandosi a guardarlo. Aveva la testa ciondoloni. Qualche volta aveva corso con lui, facendo grandi balzi per tenere il passo. Lui sorrideva ma non l'aveva mai presa in giro per quegli stupidi saltelli. Per la centesima volta le raccontava che avrebbe partecipato alle Olimpiadi e sarebbe tornato trionfante, con una coppa piena di soldi. "Vattene via, ragazzina!" le aveva appena urlato Ferman come se avesse dimenticato il suo nome o non la conoscesse più. E' pazzo come Chalky, pensò Ollie sbattendo la grande porta del tetto dietro di sé e scendendo di corsa le scale fino alla strada. Devono essere fratelli. Ora l'orologio della banca segnava le quattro. Ollie si ricordò della rosticceria che era andata a fuoco, ma aveva già frugato tra quelle rovine e non aveva trovato niente. Non aveva senso sporcare ancora le scarpe da tennis. Si girò a guardare di nuovo l'isolato. Vuoto. Erano tutti al raduno o al lavoro, oppure dormivano come i ragazzi sul tetto, o erano morti, o se ne erano andati e basta. Si appollaiò sull'idrante, reggendosi su un piede e ten~ndosi in equilibrio con le braccia. Riusciva quasi a vedere attraverso le alte finestre della chiesa metodista di Mount Zion. «Questavolta volo giù e mi ammazzo,»gridò agitando le braccia. Una donna carica di fagotti girò l'angolo e le diede un'occhiata, attraversò la strada in mezzo al traffico guardandosi indietro e scuotendo la testa per come erano ridotti i bambini di oggi. li reverendo Hall uscì dal seminterrato della chiesa, asciugandosi la fronte con un grande fazzoletto. "Vai a giocare da un'altra parte" disse aggrottando la fronte per il sole. "Edove?" "Vai a giocare nel parco." "E con chi?" domandò lei. "Non ho nessuno per giocare." li reverendo Hall rimaneva lì cercando di non perdere la pazienza. Li cacciava sempre via i bambini. È per questo che non ha il coro, diceva sempre nonno Larkins. È sempre lì a cacciar via bambini, cani, piccioni e ubriachi. "Ragazzina, non puoi stare qui di fronte alla chiesa a dare fastidio. Non hai. .." "Com'è che mi chiama sempre ragazzina e invece sa benissimo il mio nome quando passo con il nonno?" "Digli tutto quello che pensi della sua santità" disse ridendo dalla finestra la signorina Hazel. Ma quando il reverendo guardò su con aria di rimprovero, si ritirò. Lui ritornò in chiesa a lunghi passi, facendo sloggiare i piccioni dai gradini. "Auguratemi buon compleanno" sussurrò Ollie ai piccioni che si allontanarono in fretta verso il bordo del marciapiede. "Fareste meglio ad augurarmi buon compleanno» gridò «oqual- A cuno qui attorno ci lascerà le penne." w Lasignorina Hazel si affacciò di nuovo alla finestra: "Cos'hai Ollie? Non stai bene?" "Non si dovrebbero compiere gli anni d'estate," urlò Ollie "perché non c'è nessuno in giro ad augurarti buon compleanno e a festeggiarti." "Non piangere, tesoro. Quando avrai la mia età, sarai contenta di dimenticarti. .." "Non sto piangendo." Ollie batté il piede, ma le lacrime avevano cominciato a scendere e prima che potesse fermarsi scoppiò in singhiozzi, proprio lì in mezzo alla strada, senza nemmeno preoccuparsi di essere vista. Esinghiozzò così forte che perfino la bisnonna della signorina Hazel venne alla finestra per vedere chi stava morendo fra tanto rumore in una giornata così bella. "Che cos'ha la piccola Larkins?" chiese la vecchia. "E chi lo sa?" Lasignorina Hazel scosse la testa e guardò Ollie per un po'. "Certe volte i bambini non li capisco proprio" sospirò e chiuse la finestra per sentire meglio la televisione.
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