Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

"AL primo t ,, po~ o... il colpo di pistola mi esplode nel sangue e volo via, ancora una volta senza peso, superando gli altri corridori, con le braccia che pompano muovendosi su e giù e c'è un gran silenzio, sento soltanto lo scricchiolio della ghiaia mentre sfreccio sulla pista. Guardo a sinistra e non c'è nessuno. Sulla destra, una Gretchen sfocata con il mento spinto in fuori come se da solo volesse vincere la gara. Edall'altra parte del recinto c'è Raymond con le braccia lungo i fianchi e i pugni stretti, che corre nel suo stile particolare, ed è la prima volta che lo vedo così e quasi mi fermo per guardare mio fratello Raymond alla sua prima corsa. Ma il nastro bianco mi sta balzando addosso e io lo strappo nel superarlo perché corro ben oltre, fino a che i miei piedi cominciano autonomamente a scavare nel terreno e mi bloccano di colpo. Poi tutti i ragazzini che stavano ai lati, si ammucchiano attorno a me dandomi pacche in testa e sulla schiena con i programmi del May Day perché ho vinto un'altra volta e tutti quelli della 151 strada potranno camminare a testa alta per un altro anno. "Al primo posto ..." la voce dell'altoparlante è molto chiara ora. Ma poi si ferma e l'altoparlante comincia a fischiare. Poi gracchia. Mi piego in avanti per riprendere fiato ed ecco Gretchen che torna indietro tutta ansimante perché anche lei ha oltrepassato la linea di arrivo; cammina piano con le mani sui fianchi, respirando regolarmente come una vera professionista, e per la prima volta mi sembra quasi un po' simpatica. "Al primo posto ..." e poi tre o quattro voci si confondono nell'altoparlante e io affondo le scarpe nell'erba e guardo Gretchen e anche lei mi guarda, domandandoci entrambe chi ha vinto. Sento il vecchio Pianta di Fagioli che litiga con l'uomo dell'altoparlante e poi alcuni altri che parlottano all'infinito di quello che dicono i cronometri. Poi sento Raymond che strattona la recinzione per chiamarmi e gli faccio un segno per zittirlo, ma lui continua a scuoterla come un gorilla in gabbia, proprio come nei film; poi comincia a scalarla come un ballerino preciso e disinvolto ma molto veloce. E,guardando come si arrampica facilmente, una.mano dopo l'altra, e ricordando com'era quando correva con le braccia lungo i fianchi, con il vento che gli faceva tirare la bocca e scoprire i denti e tutto, mi è venuto in mente che Raymond potrebbe diventare un ottimo corridore. Non tiene forse sempre il mio passo quando corro? Esicuramente sa come respirare in sette tempi perché lo fa sempre a tavola, cosa che manda in bestia mio fratello George. Eallora sorrido di colpo, perché se ho perso questa corsa, o se sono a pari merito con Gretchen, o se addirittura l'ho vinta, posso sempre ritirarmi dalle gare e cominciare una nuova carriera come allenatrice, con Raymond come campione. Dopo tutto, con un po' di studio in più, posso battere quell'ipocrita di Cynthia nella gara di ortografia. Ese insistessi con mia madre, potrei prendere lezioni di piano e diventare una stella. Poi, ho la fama di essere la dura del quartiere. Eho vinto una montagna di nastri e medaglie e premi. Ma che cosa può dire di avere Raymond? Così sto lì con i miei nuovi piani, e rido forte ora che Raymond balza giù dalla recinzione e corre verso di me con i denti scoperti e le braccia lungo i fianchi, uno stile che nessuno prima di lui aveva mai praticato nella corsa. Ementre arriva, mi metto a saltare, felice di vederlo - mio fratello Raymond, un grande corridore nella tradizione di famiglia. Ma naturalmente tutti pensano che sto saltando perché gli uomini dell'altoparlante si sono finalmente messi d'accordo sui dati e annunciano: "Al primo posto la signorina Hazel Elizabeth Deborah Parker." (Capito?) "Al secondo posto la signorina Gretchen P. Lewis."Guardo Gretchen e mi chiedo per cosa sta quella ''P". E sorrido perché è brava, su questo non c'è dubbio. Forse le pia- '9!i cerebbe aiutarmi ad allenare Raymond, lei chiaramente fa sul w serio con la corsa, qualsiasi stupido può vederlo. Fasegno di sì con la testa per congratularsi con me e poi sorride. Esorrido anch'io. Siamo lì in piedi con questo grande sorriso di rispetto fra noi. Si tratta di un sorriso vero quanto noi ragazzeriusciamo a farci, considerato che non siamo abituate a fare dei sorrisi veri ogni giorno, si sa, forse perché siamo troppo occupate a trasformarci in fiori, fate o fragole, invece di essere oneste e degne di rispetto ... cioè ... invece di essere delle persone.

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