1 ~ . o BIBllOT-EC ·. t .GINBOIAN Y' ' * \lT orremmo dedicare queste poche W righe a un caro amico e vecchio collaboratore di Linea d'Ombra, Gianfranco Bettin, che è anche prosindaco di Venezia. Prosindaco perché si occupa della "terraferma", di quella parte cioè del comune di Venezia che non vive d'arte e di turisti, ma che ha vissuto di fabbriche tra le più inquinanti e che di recente ha conosciuto giorni di profonda crisi, cambiamenti che sono stati dolorosi, fenomeni di disgregazione sociale fino alla criminalità. Anche questa terraferma potrebbe rientrare nel nordest, ma la sua immagine di periferia infelice non coincide con quella tutto lavoro villette e fabbrichette e soldi che abbiamo attribuito al nord-est della propaganda e della protesta antitasse. Un paio di anni fa abbiamo seguito Gianfranco lungo un'intera giornata di lavoro, che era cominciata con un dibattito sui giovani e la violenza, era continuata con un incontro con le associazioni dei portatori d'handicap, con una visita all'ex fabbrica occupata da un gruppo di rom, con il sopralluogo in un camping verso Tessera dove sistemare provvisoriamente i rom che occupavano abusivamente e pericolosamente la fabbrica semidiroccata, con un altro incontro con un comitato di quartiere per la sistemazione di alcuni spazi da dedicare allo sport e al tempo libero, e Il prooindaco di Venezia alle preoe con un rioanamento morale e materiale ditticile e poMibUe, contro la terocia e l'imbecillità "SereniMima" si era chiusa con un'assemblea assai tesa, dove mi pare si dovesse discutere di microcriminalità e di immigrazioni o di qualcosa del genere, non ricordo bene. Da un luogo all'altro si percorrevano quartieri di tangenziali o di vie di gran traffico, in una luce opaca: era l'afa di giugno ma poteva sembrare lo smog, memoria dei fumi inquinanti delle fabbriche. Malgrado il calore, la passione dei nostri interlocutori, cittadini qualsiasi, attivisti politici, i rom appena arrivati da non so dove, i collaboratori di Bettin, i rappresentanti delle varie associazioni, l'impressione era d'angoscia, problemi cui non sarebbe mai stato possibile dare soluzione, malattie che avevano ormai corrotto quei luoghi (anche fisicamente: il disordine urbanistico accumulato durante decenni ne era la riprova), malgrado la coraggiosa volontà di quelle persone. Era l'impressione di un giorno di alcuni anni fa. Probabilmente il lavoro assiduo di allora ha potuto correggere molto, ma i miglioramenti non cancellano l'impressione di un nord-est talmente alle prese con i propri quotidiani problemi da sembrare lontanissimo dalle repubbliche serenissime e dalla scalate ai campanili. Pare abissale la distanza tra i retori di quelle bandiere e gli autori di quelle imprese, inconciliabili nella loro banalizzante ostentazione di particolarismo e d'egoismo con l'asprezza, la gravità, la complessità che questa "terraferma" vive. Gianfranco Bettin nel suo ultimo libro, Nemmeno il destino, pubblicato da Feltrinelli, ha tentato di raccontare attraverso le figure di alcuni giovani questa realtà, con crudezza, ma anche con l'amore che lo conduce a momenti di lirismo. Per questo racconto Bettin è stato minacciato di morte da un tribunale della serenissima armata. Ne hanno scritto i giornali. Il comunicato diceva anche di un rogo simbolico del libro e di punizioni per gli editori. Bettin aveva già subito minacce, una volta era stato addirittura sequestrato, pistola puntata alla tempia. Ma in quei casi i delinquenti volevano colpire il suo impegno contro lo spaccio della droga. In quest'ultimo caso sono centotrenta pagine di un romanzo ad armare la mano dei "serenissimi". Non so se complimentarmi con Bettin per la straordinaria efficacia del suo scritto o se disperarmi per la criminale imbecillità dei miei compatrioti, imbecillità che purtroppo può sempre coltivare proseliti e per questo spaventa. L'idea di bruciare i libri l'hanno avuto anche studenti di destra di non so quale città. L'imitazione è una straordinaria tentazione, soprattutto quando agli altri (istituzioni e pubblico) viene comodo far finta di niente.
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