Linea d'ombra - anno XV - n. 127 - lug./ago. 1997

• I fotOgratr,~ri Cartier-Bressool Noto la piccola macchina fotografica sul tavolo accanto a lui, a portata di mano. Ho smessodi fotografare vent'anni fa, dice, per tornare a dipingere e soprattutto a disegnare. Eppure continuano a farmi domande sulla fotografia. Qualche tempo fa mi hanno offerto un premio alla mia "creativa carriera di fotografo". Ho detto che non credevo in una carriera simile. Fotografare è premere un grilletto, abbassare il dito al momento giusto. Imita il gesto con comicità, proprio di fronte al suo naso. E,mentre rido, ripenso alla tradizione buddista zen di insegnare scherzando, di rifiutare tutto ciò che è ponderoso. Nulla va perso, dice, quel che hai visto rimane per sempre con te. Ha mai desiderato essere un pilota? Adesso tocca a lui ridere, perché ho colpito nel segno. Stavo facendo il servizio militare in aviazione, alla base di Le Bourget. Non distante da lì, in direzione di Parigi, c'era la fabbrica di famiglia. I rinomati cotonifici Cartier-Bresson! Dunque sapevano che ero figlio di un borghese. Mi misero a spazzaregli hangar con una scopa. Quindi mi fecero riempire un modulo. Volevo diventare ufficiale? No. Titoli di studio? Nessuno, scrissi, visto che non avevo superato il mio baccalauréat. Quali erano le mie prime impressioni del servizio militare? Risposi citando due versi di Cocteau: non darti troppapena il cieloappartienea tutti noi... Esprimevano, pensai, quanto desiderassi essere un pilota. Venni convocato dal comandante in capo, che mi chiese cosa diavolo avessi voluto dire. Dissi che avevo citato il poeta Jean Cocteau. Cocteau chi? urlò. Proseguì avvertendomi che, se non fossi stato ben attento, sarei stato spedito in Africa al seguito di un battaglione disciplinare. Nel frattempo, venni messo in una squadra di correzione a Le Bourget. Ha preso la macchina fotografica e mi sta guardando - o, meglio, sta guardando attorno a me, come avessi un'aura, mentre parla. Quando mi congedarono, andai in Costa d'Avorio e mi guadagnai da vivere facendo il cacciatore. Lavoravo di notte, con una lampada in testa come un minatore. Eravamo in due e il mio compagno era un africano. Poi mi ammalai di febbre emoglobinurica. Sarei morto di sicuro, ma venni salvato dal mio fratello di caccia, che si intendeva d'erbe come uno stregone. Aveva già avvelenato una donna bianca, perché era troppo arrogante. Me, mi salvò. Mi riportò alla vita .. Raccontandomi questa storia, mi fa venire in mente altre storie che ho sentito e letto a proposito di viaggiatori smarriti e riportati alla vita da nomadi e cacciatori. Quando vengono riportati indietro, non sono più gli stessi. li loro segno è stato cambiato da un'iniziazione. L'anno dopo, Cartier-Bresson comprò la sua prima Leica. Nel giro di dieci anni era famoso. La geometria, sta dicendo ora, viene da quel che c'è, ti è data, se sei nella posizione per vederla.

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