Il catalogodel disordine non meno rilevante (e anch'esso denso di eco storiche) dell'altro quello delle centinaia di ditte medio-piccole "di provenienza pugliese e lucana" (ibidem). Lo stesso sobbalzo mi fa provare imbattermi in un ritaglio del 14marzo 1997(lo stesso giorno in cui 'la Repubblica" titolava a tutta prima pagina: Il crollo dell'Albania), con una notizia anche questa curiosamente di stampo "coloniale": "Fuggono a Bari i figli di Berisha". Anche qui, non mi soffermo sul fatto di oggi per cui, se arrivano Argita e Sokal con altri cinque parenti, peraltro tutti muniti di passaporto diplomatico, come negare poi il permesso alle decine di navi della speranza (più o meno prezzolata, più o meno disperata)? Mi incuriosisce di più la lontana eco coloniale. Sotto questi ritagli c'è ancora aperto un volume di Angelo Del Boca, dedicato a Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore, 1881-1992 (!994), sul passo che documenta cpme l'Italia di Giolitti (e poi quella di Mussolini) s'illudesse di tenere in pugno tanto i libici collaborazionisti quanto gli esponenti della resistenza anticoloniale "trattenendone" (deportandone) i familiari nelle Tremiti, altri ad Ustica. Equesto mi fa venire in mente quello che io stesso avevo scritto, su In marcia verso Adua (1993),a proposito dell'illusione che con la maniera forte, e con il controllo dei parenti, Roma controllasse la sua prima Colonia Eritrea (1885-1896).Da un ritaglio, rimasto a segnalibro, leggo una singolare chiusa di un editoriale di Garimberti, "scoppia la crisi in un mare nostrum": una coincidenza? O forse che le permanenze non stanno solo nelle forme della politica ma anche nelle percezioni degli osservatori? Altre schede, altri ritagli ancora, questa volta sui militari. "Disordine mondiale e cautela interventista": scriveva qualche mese fa il generale Carlo Jean a proposito dei nuovi spazi d'azione apertisi per lo strumento militare italiano con la fine del bipolarismo (L'uso della forza, 1996,p. 49), ma avevo trascritto anche che l'autore non celava il proprio favore per proiezioni della forza militare nazionale, purché in interventi in cui "l'Italia ha giocato il ruolo da protagonista" (ivi, p. 62). Dietro questa scheda ce n'erano altre due, graffettate. Una vuota, con la sola Rileggendo ritagli e libri a proposito d'Europa, di Berisha, dello sbarco Italiano, di imprenditori e di finanziarie, vecchi incontri con il sapore della sorprendente rivelazione indicazione del titolo di un volume, quello del generale Luigi Caligaris, Paura di vincere, 1995:forse quel titolo, che voleva essere catartico e invitare all'azione, era di per sé un programma. Epoi un'altra: questa per un balzano libretto dell'ambasciatore Luigi Incisa di Camerata (La terza guerra mondiale, 1996), la cui tesi era che, essendovi trovata dalla parte dei vincitori del 1989-91,l'Italia attendeva che gli fossero riconosciuti dei T)1eriti,e delle aree di influenza. Epoi, evidentemente mescolati dal disordine del mio tavolo, ancora ritagli sull'Albania: fra cui quello su L'orgoglio dell'ammiraglio: "Un blitz da manuaJe"("La Repubblica", 4 marzo 1997,p. 5: dalla data capisco che non si parla di successive e poco chiare azioni marittime, ma del blitz aereo che aveva "salvato" 36 europei in elicottero, di cui 21 italiani). L'articolo riporta perentorie affermazioni del Capo di stato maggiore della Difesa ("Il tempo delle parole è finito, è l'ora dei fatti"), per l'appunto pronunciate all'inaugurazione dell'anno accademico del Centro Alti Studi Difesa, presieduto da Jean. Basta, il tempo - lo spazio - è finito. Mi riprometto di non fare più confusione, di distinguere schede e ritagli, soprattutto fra analisi più o meno serie (e sintomi di più o meno battaglieri propositi) del presente e echi di un passato che credevo lontano. Devo insomma fare ordine. Ma, mi consolo, forse non solo io. Troppe antiche eco, su questi scelte del giorno: scelte forse oggi inevitabili, ma certo attorno cui si addensano (espressione di politiche e protagonisti definiti) percezioni e tratti d'altri tempi. Accendo la televisione e vedo un servizio sullo sbarco delle truppe italiane in Albania. Leggeròdopo l'inevitabile instant book sulla missione (Emmanuela da Re,a cura di, Albania punto a capo, 1997).Per adesso non trovo invece simpatico nemmeno per un po' che il "Li Mes. Rivista italiana di geopolitica" abbia come gadget regalato due cartine geografiche dell'Albania: del 19391Ma c'è davvero chi guarda agli spazi di oggi con gli occhi, e le carte, di un passato che sembrava cosa solo degli storici? Ho intanto perso tempo, ho trovato cose che non cercavo, G) non ho trovato niente su Caporetto. Forse, penso, è un bene.
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